Raúl AntonioCapote – Da James Monroe a Marilyn Monroe: l’America agli americani

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Raúl Capote è stato un doppio agente, arruolato dalla CIA ma fedele alla Rivoluzione Cubana. Prima di cadere in questa tremenda avventura, era un docente con aspirazioni letterarie, un intellettuale con le sue inquietudini, un uomo alla ricerca di una naturale autoaffermazione. Il suo contatto con gli agenti statunitensi, lungo e teso, gli ha insegnato tante cose, prima fra tutte l’infinita gamma di strategie, di trucchi, di tecniche di destabilizzazione e di inquinamenti della realtà. Ha scritto un libro in cui ha descritto tutto questo; lo ha presentato a Roma qualche anno fa accompagnato da me che ero sicura di trovare una sala affollata anche di giornalisti attirati dalle rivelazioni contenute nel libro. La sala era mezza vuota e la stampa ha ignorato la presenza di questo straordinario testimone. Oggi Capote ha pubblicato sul Granma questo articolo che contiene molta più verità di quanta saremmo disposti a credere. (a.r.)

Rene Greendwald, un vecchio funzionario della CIA, ha affermato, durante un incontro preparatorio del progetto “Genesis”, diretto alla guerra culturale contro Cuba, di aver ottenuto più successo in America Latina con Marilyn Monroe che con la Dottrina Monroe. Questo specialista della CIA aveva proprio ragione quando affermava anche che lo scenario di una guerra convenzionale era capito bene dai cubani che secondo lui erano capaci di affrontare e di sconfiggere qualsiasi tentativo di occupazione militare, ma poi aggiungeva questo interrogativo: ma se il nemico è seduto nella sala di casa tua? Come individuare in una serie che ti piace, in un film, in un programma sportivo, in un reality show o in un talk show, l’azione del nemico?

Il cinema statunitense ha contribuito efficacemente, nel nostro continente in particolare ma nel mondo in generale, a “vendere” bene il modo di vita nordamericano, a inculcare nella mente delle persone l’immagine di superiorità degli statunitensi, l’invincibilità del loro esercito e l’inferiorità dei popoli al sud del pianeta. Ha contribuito a tergiversare la storia, a venderci i loro prodotti, a imporci le loro mode, i loro simboli nazionali.

 

L’America agli americani

La Dottrina Monroe, elaborata da John Quincy Adams (sesto presidente degli Stati Uniti) nel 1823, faceva parte del messaggio annuale del presidente nordamericano James Monroe al Congresso. Fin dai suoi inizi, gli Stati Uniti hanno cercato di espandersi nel continente americano “con una straordinaria testardaggine”. L’espansione territoriale era considerata un fatto esclusivamente interno e non una questione di politica estera, costituiva il famoso “Destino Manifesto”.

La frase “America agli americani” dava per scontato che gli americani erano gli americani del Nord, cioè bianchi, sassoni e protestanti. Questa mistica ha giustificato lo sterminio degli indiani americani, la conquista del West, la guerra d’ invasione del Messico e l’intervento nel processo di indipendenza dell’America spagnola e portoghese.

I frutti della Dottrina non si sono fatti aspettare …, le truppe statunitensi sono intervenute centinaia di volte in America Latina, l’impero ha imposto dittature, ha occupato terre, minacciato Governi, strappato territori.

Il metodo utilizzato si ripete nella storia più e più volte dalla conquista del West: denigrare l’avversario, calunniarlo, diminuirne l’autostima, creare e finanziare oppositori, fomentare disturbi interni, creare il caos, e poi occupare e, nel caso, sterminare.

 

La grande fabbrica di sogni

Il cinema di Hollywood è diventato uno strumento efficace, volto ad “americanizzare”. Il cinema nordamericano in pieno processo di espansione e sviluppo è arrivato in Europa e si è esteso in America Latina dopo la prima guerra mondiale. Erano i felice anni venti che corrispondono al periodo di prosperità economica attraversato dagli Stati Uniti dal 1922 fino al 1929.

Il cinema di Hollywood diventa un efficace strumento per “americanizzare” o semplicemente di trasmissione dei valori del modo di vita statunitense, divulgando gli stereotipi individuati dalla psicologia nelle loro prestigiose università, verso le culture e il modo d’essere delle persone dei paesi del resto del mondo.

Il cinema ha creato rapidamente la propria leggenda, associata ai nomi delle grandi stelle. Un’intera legione di stars che hanno incantato il pubblico. L’industria ha convertito la bella bionda Marilyn in un’affascinante sex symbol, in un oggetto del desiderio collettivo.

La gente entrava nella grande sala al buio come in una chiesa, si sedeva davanti allo schermo e il cinema di Hollywood gli diceva come dovevano vestirsi, come comportarsi, come innamorare uomini e donne e come conquistare uomini e donne, come essere un eroe. Hollywood stabiliva modelli di bellezza, indicava cosa era bene e cosa male, quali erano i buoni e quali i cattivi.

Il ruolo del cinema statunitense nella costruzione simbolica del capitalismo è stato essenziale, la promozione e vendita del modo di vita nordamericano ha avuto nel cinema il suo principale propagandista. Nessuna delle altre arti supera la grande fabbrica dei sogni in questo compito.

Gli Stati Uniti esportano 250.000 ore di programmazione all’anno, più del 75% del totale mondiale. I prodotti culturali nordamericani sono gli unici ad avere un livello di diffusione che raggiunge tutti i continenti, tutti i paesi e quasi tutte le lingue.

Come liberarsi della nordamericanizzazione delle nostre abitudini, dei nostri gusti, degli usi e dei pensieri? E’ molto difficile. Come privare la gente dei suoi gusti e delle pratiche di tutta la vita, sincretizzate, amalgamate, addirittura molte volte in sostituzione di quelle autoctone? Lo sport, la moda, i giochi, gli intrattenimenti, il linguaggio, la musica, gli spettacoli fanno parte del nostro modo di essere, di vivere. Come rinunciare al modo di vestire, alle serie televisive che amiamo, alla musica che ascoltiamo, allo sport che vediamo? A tutto questo che ci produce piacere, che desideriamo quando, sdraiati in poltrona nel salotto di casa, di fronte alla televisione vogliamo “distrarci” un momento, riposare, “sconnettere”?

Il prodotto culturale statunitense o i suoi sostituti, scientificamente elaborati, causano piacere, intrattengono e contemporaneamente aiutano a non pensare, semplificano i processi di pensiero, di analisi della realtà; pensano loro per noi. Ci fanno vivere in una realtà fabbricata secondo i nostri desideri o meglio, secondo i desideri seminati da anni nel nostro subcosciente.

La battaglia comincia nel salotto di casa: l’intrattenimento, il glamour, la sensibilità, l’azione, il sesso, i lustrini, il dramma, la morbosità, il ridicolo, il facile.

Gli esempi sono infiniti. Il Documento di Santa Fe I, del maggio 1980 orienta sulla necessità di captare l’élite intellettuale latinoamericana attraverso la radio, la televisione, i libri, gli articoli e i volantini, le borse del lavoro, le borse di studio, i premi e le donazioni.

Se studiamo i documenti di Santa Fe I e II e l’Iniziativa delle Americhe, noteremo che il successo di queste strategie dipende, secondo quanto prevedono entrambi questi libelli, in primo luogo di ottenere un cambio culturale in America Latina; in altre parole, il successo della Dottrina Monroe dipende dal successo di Marilyn Monroe (e che quella bella attrice, vittima di quel sistema, ci perdoni).

Oggi cercano di tirar fuori il bastone mentre intensificano la calunnia, la diffamazione dell’avversario, la penetrazione dei simboli del potere statunitense, bastone, carota e forse meno miele per raggiungere i loro propositi, gli stessi di sempre: l’America agli americani.

 

 

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