Santiago Roncagliolo – L’odio per lo straniero

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A noi peruviani si vede che ci sta andando proprio bene perché ormai siamo xenofobi come se fossimo una potenza. In queste settimane, l’accanimento contro i venezuelani nelle reti sociali e nei media è stato degno dell’Italia degli anni Trenta. Ho visto titoli e tweets rabbiosi sui venezuelani che si lamentano del Perù e immagino che gli autori ne parlino anche con il primo imbecille compatriota che trovano. Ho letto anche furiose diatribe contro venezuelani delinquenti, perché, come tutti sanno, in Perù non c’è un solo criminale autoctono, solo importati. Ho trovato perfino un’ ondata indignata di opposizione contro il voto ai residenti legali nelle elezioni regionali e municipali di ottobre. Secondo qualcuno, si prepara a colonizzarci una raccapricciante massa di 26 persone in tutto il paese. Di venezuelani …uno.

E’ stupefacente la rapidità con cui dimentichiamo che, per decenni, e fino a cinque minuti fa, gli appestati eravamo noi peruviani. Altri paesi ci ricacciavano dai loro aeroporti, ci umiliavano nei loro consolati e richiedevano da noi condizioni impossibili per rilasciarci un visto. Con il petto gonfio di orgoglio patriottico, dobbiamo ringraziare il chavismo per aver creato una popolazione miserabile e bisognosa di fuggire, perché così noi ci sentiamo all’altezza dei meglio paesi, rappresentanti dell’élite della svastica, membri dell’esclusivo club degli skinheads col poncho.

Perfino una Spagna insicura e spaventata ha recuperato il vecchio discorso etnico che fino ad ora sembrava riservato alla caverna catalana. I leader della destra spagnola oggi passeggiano lungo i reticolati di frontiera allertando i loro concittadini sui branchi di negri che, secondo loro, stanno per conquistare il territorio e dissolvere la cultura iberica. Fa perfino tenerezza la loro innocenza. Secondo l’Eurobarometro, la popolazione spagnola crede che gli immigranti siano più del 20% mentre in realtà non raggiungono il 10%. Piuttosto, la gente se ne sta andando dalla Spagna. Secondo dati ufficiali, gli spagnoli residenti all’estero raggiungono i 2.482.808 nel 2017, un 3,2% più dell’anno precedente.

Come mai si creano queste illusioni ottiche? A causa delle notizie. I venezuelani compaiono nei mezzi di informazione quando una banda di delinquenti è arrestata. Gli africani quando i loro gommoni da immigranti sono riscattai nel Mediterraneo. Invece, i milioni di individui di queste due comunità che semplicemente lavorano, che contribuiscono alle casse dello Stato e che aiutano l’economia con il loro consumo, proprio per la loro normalità, risultano invisibili. Chi li conosce, ha verso di loro la stima –buona o cattiva- che riserva ai suoi altri vicini. Quelli che li vedono solo nella stampa, sono proprio quelli che non ne conoscono la maggioranza. E così, noi giornalisti non documentiamo una realtà. Piuttosto la inventiamo.

Lo stereotipo di un’invasione di stranieri feroci attecchisce molto bene presso le persone più primitive, perché è confortante: una giustificazione per tutti i nostri difetti. C’è delinquenza? Non siamo noi, sono loro. Non trovo lavoro? Certo, perché lo danno agli stranieri. Sono razzista? No! Sono loro che ci minacciano! Per i politici, gli stranieri operano da capro espiatorio perfetto visto che non votano o votano meno.

La verità è tutto al contrario ed è dimostrato: le immigrazioni coincidono con i buoni momenti economici e, se ben utilizzate, potenziano enormemente l’economia, come è accaduto nell’Argentina della prima parte del secolo XX o in Europa a partire dagli anni sessanta. Ma per utilizzarla pienamente non possiamo affidarci ai cavernicoli. Ci vuole più generosità che egoismo, più umanità che razzismo e soprattutto più intelligenza che pregiudizi.

(El Comercio, 10.8.2018)

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