Alessandra Riccio – Confessione

Ebbene, sì, mi sa che sto diventando putiniana, lo confesso. Non mi va di dire che è pazzo, crudele, spietato, ecc., ecc., ecc. né che la Russia (attenzione: non l’Unione Sovietica, quella non c’è più da trent’anni!), la sua storia, la sua cultura siano da mettere al bando.

Ho appena finito di guardare il video e leggere i sottotitoli in italiano del discorso di Putin del 9 maggio a Mosca e della cerimonia che lì si è svolta. Mi ha sorpreso l’avviso che avvertiva che le parole pronunciate lì potevano contenere falsità. E’ la prima volta che mi capita di vedere un avviso simile che mi ha anche offeso come spettatrice, quasi fossi incapace di giudicare se in quel video, come in tutti, ci fossero falsità.

Intanto, il 9 maggio, in Polonia, sull’ambasciatore russo, presente alla cerimonia che ricordava la vittoria sul nazifascismo, sono piovute pennellate di vernice rossa da parte di qualche eroico cittadino convinto di esercitare così la sua libertà, garantita dallo Stato Polacco, felicemente membro dell’Europa. Un gesto disgustoso. E allora, anche a me viene voglia di fare come Orsini che ha porto le sue scuse a una giornalista russa malamente insultata in trasmissione da antiputiniani di ferro.  Sì, mi scuso per tutte le offese che si stanno riversando su quell’immenso paese. Ma soprattutto mi vergogno di chi, nel mio paese, ricorre a questi mezzi invece di ascoltare, valutare, dubitare, confermare le proprie idee alla luce dei fatti.

Ma la serie di sintomi che denunciano una tendenza alla gogna, al linciaggio (non quello fisico, per carità! No, quello non ancora) si moltiplicano; quello di oggi è l’allontanamento di Solonovich dalla Giuria del Premio Strega, ieri era l’attacco a Bianca Berlinguer per aver invitato in trasmissione voci non del tutto solidali con Zelensky, avantieri e ancora più in là Dostoevskij al bando, Il lago dei Cigni annullato, il Direttore d’Orchestra allontanato e via eliminando, spazzando via, silenziando. La strategia del silenzio è stata sempre molto efficace. Oggi ancora di più: se non parli di un fatto, il fatto non esiste. Ce l’ho col mio paese per questi gesti, laterali, secondari, insignificanti rispetto a uno scontro armato, eppure molto rappresentativi di una degenerazione della società.

La pensa così anche Angelo D’Orsi: “Guai ai Russi, insomma! Che siano vivi o morti, intellettuali o artisti, letterati o musicisti, atleti o felini, devono essere banditi dal consesso della “civiltà”. Ma non ci viene in testa che chi commette simili atti appartiene precisamente a quel mondo di barbarie contro il quale dichiara di schierarsi?”.

 “Le cose che piacciono a me”, come recita una canzone nota anche perché apre da anni una bella trasmissione di Radio3, Fahrenheit, sono Mimmo Lucano, per me sempre sindaco di Riace; Andrea Costa e Baobab Experience a Roma; Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi a Trieste; Letizia Battaglia e le donne di Palermo che hanno reso onore alla giovane, disperata suicida Rita Atria; Ilaria Cucchi per la giustizia e la verità, Gino Strada e la sua azione per la pace nel mondo intero. E chissà quante altre che ho dimenticato o non conosco.

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