Naji Makarem *– Il Messico apre la strada a un nuovo modello di sviluppo

[…] Siamo nel bel mezzo di un re-inizio per trasformare le nostre città e tutti i settori della nostra economia in fabbriche di produzione e catene di valore a bassa emissione di carbonio, zero residui e rispettose dell’ambiente, con particolare attenzione a NetZero (zero emissione di gas a effetto serra).

Tuttavia c’è il pericolo che la risposta venga orientata dalla stessa agenda politica che ha creato per prima il problema: lo sviluppo stimolato dalle esportazioni per cui le grandi corporazioni multinazionali dominino tutti i mercati, lasciando poche opportunità commerciali per migliaia di milioni di persone in tutto il mondo, spingendo sempre di più gli agricoltori verso il debito, la povertà e la bancarotta. Fino a dovere, eventualmente, abbandonare la terra e trasferirsi in città prive di servizi pubblici e/o di opportunità.

Invece dobbiamo ripensare al nostro modello di sviluppo. Per fortuna, c’è una soluzione emergente legata all’essenza dello sviluppo regionale, che sembra essere popolare al giorno d’oggi: sviluppare economie regionali inclusive, ecologiche e circolari. Il commercio internazionale e l’interconnessione mondiale possono scaturire da un punto di vista regionale e non al contrario. Prendiamo come esempio il settore degli alimenti e delle bevande.

I piccoli imprenditori stanno sviluppando applicazioni e piattaforme che connettono gli agricoltori indipendenti comuni con i mercati urbani. Fortunatamente (per il pianeta), i mercati più redditizi per i piccoli agricoltori sono quelli organici e quelli regionali. Perché in queste piccole ma in crescita nicchie di mercato i consumatori scelgono prodotti regionali organici, senza plastica, al posto di prodotti agricoli globalizzati. I prezzi sono sempre alti, per cui questi mercati sono attraenti per gli agricoltori, ma i prezzi e i costi si andranno riducendo man mano che si espande il mercato. Ma questo non può succedere senza due elementi: la domanda dei consumatori e l’appoggio del governo.

I governi hanno appoggiato l’agricoltura della monocoltivazione su grande scala dalla metà del ventesimo secolo. Oggi devono spostare la loro attenzione verso l’agricoltura rigenerativa e per la rinascita degli agricoltori organici ed ecologici a piccola scala. Le tecnologie per questa transizione sono accessibili nelle economie collaborative e conducono a più alti rendimenti se ben gestiti. Tuttavia, la transizione è rischiosa e richiede del tempo. Proprio qui la politica industriale può aiutare gli agricoltori a capire che cosa funziona, in che luogo, e per accedere a nicchie di mercati organici regionali in crescita.

Mentre i governi della maggioranza dei paesi stanno centrando l’attenzione sull’energia e la mobilità ecologiche orientate verso l’emissione zero di carbonio, il Messico sta adottando una posizione differente.

Il Governo messicano, guidato dal suo primo presidente progressista, Andrés Manuel López Obrador, sta trasformando l’agricoltura e i mercati nella penisola dello Yucatán grazie al suo programma “Piantando vita” e al progetto “Tren Maya”, il famoso treno che mette in comunicazione 19 fermate intorno alla penisola con trasporto passeggeri (turisti e prezzi locali sovvenzionati) e merci.

“Piantando Vita” invita i piccoli agricoltori ( con circa due ettari e mezzo di terra) a unirsi al programma offrendo a ogni agricoltore l’equivalente di 250 dollari mensili di base, sviluppo di capacità e appoggio tecnico per la transizione verso un’agricoltura rigenerativa, organica ed ecologica. Questo progetto include uno dei programmi di riforestazione più grandi e ambiziosi del mondo che si propone di piantare circa 500 milioni di alberi e privilegia gli agricoltori che piantano alberi da frutta a breve e medio termine, nonché cedro e caoba di alto valore per la rendita a lungo termine.

“Piantando Vita” offre agli agricoltori indipendenti e ai produttori di alimenti e bevande una marca condivisa di cui si possono servire per far crescere i mercati regionali, ecologici e organici della penisola. Il Tren Maya agevolerà la distribuzione di questa produzione agricola nella regione e permetterà che i lavoratori migranti dei principali centri turistici di visitare più frequentemente i loro familiari in altri luoghi della penisola (un territorio della grandezza del Regno Unito). Presumibilmente i turisti sceglieranno di comprare prodotti organici locali invece di cibi e bevande importati come si fa a Cancun.

La prospettiva del presidente per un grande re-inizio, che lui chiama la Quarta Trasformazione, è estremamente popolare fra gli elettori. Il 10 aprile, più del 90% dei votanti che hanno partecipato a una consultazione popolare hanno confermato di approvare che López Obrador completi il suo mandato presidenziale (che finisce nel 2024), e quattro dei sei Stati hanno votato recentemente per il partito di López Obrador nelle elezioni regionali, rafforzandone ancora di più la popolarità.

Se si chiede alla gente che ha votato per López Obrador perché vogliono che rimanga al potere, i messicani qualunque elencheranno una serie di politiche, tutte rivolte ad aumentare l’autosufficienza  nazionale e ad appoggiare i cittadini comuni: la messa in opera del nuovo aeroporto di Città del Messico e l’uso dell’esercito perché venga costruito in tempo e nei limiti del bilancio, il progetto di pensione universale, l’aumento del salario minimo, la costruzione della raffineria di Dos Bocas per ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio messicano raffinato e, naturalmente, “Piantando Vita” e il famoso Tren Maya nella Penisola dello Yucatán; tutto ciò senza ricorrere al Fondo Monetario Internazionale o alla Banca Mondiale in cerca di prestiti.

Vi sono opinioni contrastanti sullo sviluppo del Treno Maya, comprese le preoccupazioni molto legittime dei popoli indigeni. Tuttavia, il governo insiste a sostenere che il progetto porterà un tipo di sviluppo diverso nella regione, uno sviluppo inclusivo, socialmente giusto e ambientalmente sostenibile, rispettoso della cultura e del patrimonio maya preservando e rigenerando il bello e vasto paesaggio naturale. In ogni modo, alcuni settori della società sono critici rispetto al Tren Maya e alcuni capi delle comunità maya sono profondamente preoccupati che il treno possa perpetuare la forma consueta di fare affari (spargendo il modello di sviluppo di Cancun nel resto della penisola).

Tuttavia, la grande maggioranza dei cittadini comuni, compresi gli indigeni maya, dicono di approvare il progetto perché permetterà ai lavoratori migranti di tornare con maggior frequenza in famiglia in altre parti della penisola, aumenterà la domanda delle loro piccole imprese (grazie ad un aumento previsto del turismo) facilitando il trasporto dei loro prodotti nella penisola.

Fra i critici che hanno fatto sentire più forte la loro voce c’è un campagna condotta da gruppi ambientalisti e di artisti con lo slogan #selvamedeltren, che sostiene che il treno minaccia di distruggere tutto il sistema di antichi pozzi, i “cenotes”, e di grotte attraversando i letti dei fiumi sotterranei che scorrono verso la costa nel tratto fra Cancun e Tulum. Anche così, questa prospettiva apocalittica non è ampiamente condivisa dagli ambientalisti ed è stata messa in discussione dai membri delle terre comunitarie (ejidos) che traggono benefici dai turisti che visitano i cenotes nel territorio dove passerà il treno.

Mentre scrivo questo articolo, uno Studio di Impatto Ambientale su questo controverso tratto del treno –il tratto 5 Sud- è stato pubblicato dal Fondo Nazionale per il Turismo (Fonatur) che dirige il progetto del Tren Maya ed è stato sottoposto a un consulto pubblico fra il 23 maggio e il 17 giugno. L’8 giugno c’è stata una riunione pubblica sullo Studio di Impatto Ambientale in cui si sono sentite voci molto diverse.

Una preoccupazione davvero legittima è che il modello di investimento e sviluppo di Cancun e l’espansione urbana mal amministrata associata si estendano nella penisola permettendo che i grandi interessi corporativi e finanziari multinazionali estraggano una parte sproporzionata del valore generato dal turismo mentre causano contaminazione, degrado ambientale e segregazione sociale come hanno fatto a Cancun. Tulum ne è un esempio.

Dal 2008 la speculazione immobiliare ha messo in pericolo le aree naturali protette. Nonostante i programmi di sviluppo urbano a grande scala, una gran  parte degli sviluppi turistici non rispondono alle leggi di pianificazione municipale e pochissimi esibiscono piani di valutazione ambientale. E’ ancora più preoccupante che il vorace sviluppo alberghiero nella regione comporta enormi problemi di scarsezza di acqua per i residenti di Tulum mentre sovraccarica l’infrastruttura urbana che non può far fronte alla quantità di rifiuti solidi e di acque residuali non trattate che contaminano l’ambiente.

Questi problemi non faranno che peggiorare se il Treno Maya attrae più turisti a Tulum senza un’attenta programmazione e un investimento socialmente responsabile. Il rischio è che questi problemi potrebbero riguardare molti più paesi e villaggi della penisola dopo la costruzione del Treno. Comuni come quello di Tulum devono sfruttare l’opportunità del treno per capitalizzare l’imminente crescita delle economie locali in modo da risolvere le proprie sfide (come l’accesso all’acqua e ai servizi di base) ed essere all’altezza del proprio potenziale di luoghi belli per viverci, lavorare e visitare.

Il presidente e il suo governo scommettono che il Tren Maya scatenerà una nuova epoca di sviluppo inclusivo e sostenibile nella Penisola. Ma se questo governo vuole mantenere tale promessa deve permettere che i governi municipali e le parti locali interessate sviluppino i loro progetti per affrontare le sfide dell’espansione urbana in concordanza con i propri valori e aspirazioni, d’accordo con una visione nazionale condivisa di inclusione e sviluppo sostenibile.

La buona notizia per i residenti e per i governi municipali è che per la prima volta nella loro vita hanno un governo progressista che cerca di trasformare e rimodellare radicalmente il futuro del Messico grazie a quello che il presidente chiama Quarta Trasformazione.

Mentre il mondo si concentra sul cambio climatico e sulla strada verso l’emissione zero carbonio, prestando meno attenzione allo sviluppo di sistemi alimentari più resilienti e rigenerativi, il Messico sembra aver sviluppato un suo punto di vista innovatore, centrato principalmente sulla sicurezza alimentare e sull’agricoltura rigenerativa attraverso il programma “Piantando Vita”. E’ un programma ambizioso che ha un bilancio equivalente a 1.200 milioni di dollari all’anno, sempre senza bisogno di chiedere l’elemosina al FMI o alla Banca Mondiale.

“Piantando Vita” è probabilmente quello di cui tutti hanno bisogno: un appoggio affinché i semplici agricoltori facciano una transizione rigenerativa e la sostituzione di importazioni di alimenti e bevande con prodotti organici generati localmente per creare sicurezza alimentare in un mercato globale sempre più fragile che è di aiuto per pochi e che obbliga gli agricoltori ad abbandonare le loro terre.

L’esempio innovativo del Messico è contagioso. Il Messico si è impegnato ad appoggiare e a finanziare parzialmente l’espansione di questo programma nei paesi vicini come il Guatemala. E’ un momento emozionante per l’America Latina, dove il Messico e la sua presidenza giocano un ruolo guida.

Non c’è dubbio che questo modello di sviluppo alternativo è pieno di sfide. C’è un rischio grande che i governi locali adottino o perseguitino una prospettiva di affari a lungo termine per il capitale internazionale, permettendo investimenti in progetti di estrazione su grande scala come i mega hotel a Cancun e il sito di Vulcan Materials Company (noto come CALICA) vicino Tulum, che continua a distruggere il bosco per produrre materiale di costruzione  per le strade in Texas.

Il governo federale messicano e le sue agenzie Fonatur, Semarnat, Sedatu, Sedena (ingegneri dell’Esercito) e la Segreteria del Bienestar sono decisi a farne una realtà. Forse sarebbe ora che l’opposizione di lunga data allo Stato messicano si impegni invece di attaccare la Quarta Trasformazione.

Sempre più gente di tutto il mondo sta imparando ad allineare modelli e pratiche commerciali alle necessità delle persone e dell’ambiente. C’è bisogno di avere un ambiente regolatore propizio e politiche governative per procedere alla transizione verso un tipo chiaramente diverso di economia che metta le persone e l’ambiente al primo posto. L’intenzione del governo messicano e delle sue numerose agenzie è proprio questa.

In Messico è sorta una nuova era di governabilità. La strada da percorrere è piena di sfide ed esige che tutti i settori della società messicana si uniscano ad un governo ben intenzionato e a un presidente molto popolare. Si tratta di un sito di interesse per persone di tutto il mondo profondamente preoccupate del futuro del nostro pianeta; è straordinario che la transizione verso uno sviluppo regionale inclusivo ed ecologico non sia guidata dai paesi sviluppati dell’occidente ma da un paese in via di sviluppo che fino a poco tempo fa era considerato una causa persa. Occhi sul Messico che guida la strada verso il grande re-inizio!

(El País, 3 luglio 2022)

*Naji Makarem è professore di Economia Politica dello Sviluppo all’University College of London. E’ un esperto di sviluppo inclusivo e sostenibile.

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