Alessandra Riccio – Sentipensare*

Il Novecento

Chi non sa sentipensare non capirà mai la complessità dell’America Latina e dell’America tutta. Del sentipensiero ci ha detto e raccontato Eduardo Galeano, pur se questo bel neologismo potrebbe essere, ma non è suo. Lo ha raccolto fra i pescatori della costa colombiana che, «cercando una calda coperta al linguaggio che dice la verità», lo hanno inventato e usato. Galeano nasce giornalista; con la penna scrive, con la matita disegna e con le gambe macina chilometri perché è un cronista che scrive ciò che vede, che racconta ciò che sente dalla voce dei suoi testimoni. Ne ha fatta di strada il giovane cronista, partendo dalla sua Montevideo, nel piccolo Uruguay, allora denominato la Svizzera dell’America Latina, per cordigliere e per deserti, per capitali gigantesche e villaggi sperduti, attraverso lingue ed etnie, lungo spiagge paradisiache e foreste pluviali, attraverso un tempo mai lineare e spazi violati dall’arbitrario confine tracciato a tavolino nel corso di una storia di soprusi non solo complessa, ma per molti versi eccezionale e senza paragoni. Tutti i suoi passi, i suoi incontri, le esperienze, i miti e le leggende, le durissime realtà del suo continente, sono raccolti e raccontati nei tre volumi indispensabili delle sue Memorie del fuoco ( Rizzoli, 2005): gli occhi e i sensi di un uomo del Novecento che crede nella memoria e che la memoria tramanda. E’ un libro sentipensato che trae l’America dall’oscurità, che ne tramanda le gesta grandi o i gesti infimi, e rivela l’importanza del punto di vista per poter narrare la realtà[1].

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Volker Hermsdorf *– Chi condanna Cuba?

Il Parlamento europeo ha approvato una “proposta di risoluzione sui diritti umani e sulla situazione politica a Cuba” con 386 voti a favore, 236 contrari e 59 astenuti. La mozione era stata formulata e presentata, fra gli altri, da fascisti dichiarati dei partiti di destra Vox (Spagna), Fratelli d’Italia e HSP-AS (Croazia) del gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei. Hanno appoggiato la richiesta anche i politici del conservatore e destrorso PiS polacco, il Partito Popolare spagnolo (PP) e l’alleanza liberale Renew Europe, di cui fa parte anche il FDP tedesco.

Dopo che l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, Josep Borell, aveva difeso il martedì precedente nell’assemblea dell’Eurocamera “l’Accordo di Dialogo Politico e di Cooperazione fra le UE e Cuba firmato nel 2017 manifestando una chiara critica al bloqueo statunitense, il blocco delle destre è riuscito a danneggiare le relazione dell’Unione Europea con lo stato dell’isola socialista.

Il documento di dieci pagine accusa Cuba, fra l’altro, dell’ “esistenza di prigionieri politici e di detenzioni arbitrarie”. Come prova indica “gli attuali attacchi contro gli artisti del movimento San Isidro”. Benché vari rappresentanti del gruppo San Isidro, finanziato dagli Stati Uniti, hanno ammesso da allora i loro vincoli con le autorità statunitensi e con strutture terroriste, le destre della UE chiedono la liberazione di “tutti i prigionieri politici e delle persone incarcerate arbitrariamente per il semplice fatto di esercitare la loro libertà di espressione e di riunione”. La contro-organizzazione spagnola “Cuban Prisioners Defenders”, appoggiato dal PP e da Vox, ha parlato di una “risoluzione storica” che addirittura “condanna la schiavitù delle brigate mediche all’estero e conferma che si sta violando l’accordo di dialogo”.

Quanto ai rapporti politici e diplomatici, la risoluzione chiede al Servizio Europeo di Azione Estera di non partecipare a futuri dialoghi con Cuba “se la società civile non sarà adeguatamente rappresentata”; il partito di ultradestra ceco al governo, ANO, ha commentato su Twitter: “Un forte messaggio di solidarietà verso il popolo cubano”.

La Commissione per le Relazioni Internazionali dell’Assemblea Nazionale di Cuba ha condannato la risoluzione approvata dal parlamento della UE come “ingannevole e ingerente”. In una dichiarazione pubblicata nel sito Web del Parlamento cubano, i deputati hanno dichiarato che questa risoluzione mina la credibilità della UE e ne riflette la doppia morale verso la nazione cubana. Sembra non avere “nessuna intenzione di cooperazione o di dialogo”, si legge nel testo, aggiungendo che questo comportamento è una mancanza di rispetto perché Cuba è uno stato libero, indipendente e sovrano. “Ancora una volta, il Parlamento Europeo ha svolto il triste ruolo di ostaggio di un piccolo gruppo di deputati di estrema destra ossessionati dall’idea di distruggere la Rivoluzione Cubana e che hanno una connessione provata con organizzazioni con sede a Miami finanziate dal Governo degli Stati Uniti d’America” si legge nella dichiarazione.

Tuttavia, “rispetto alla retorica violenta, volgare e neofascista di questo gruppo minoritario, si sono sentite anche voci di (altri) parlamentari che hanno spiegato la verità su Cuba smascherando questa azione in quanto ipocrita”, i parlamentari cubani hanno reso omaggio ai loro colleghi del Parlamento della UE che durante il dibattimento hanno fatto appello alla solidarietà e alla fine del bloqueo statunitense che viola i diritti umani di tutti i cubani in barba al diritto internazionale.

*Giornalista tedesco

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Alessandra Riccio – Sessanta anni di crudele prepotenza

Per la 29° volta Cuba chiede  all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la condanna degli Stati Uniti per il blocco commerciale, economico e finanziario che ormai da 60 anni mantiene contro Cuba. E’ un atto formale giacché –ormai da vari anni condannati quasi all’unanimità- gli Stati Uniti se ne infischiano del verdetto dell’ONU e tirano dritto per la loro stupida, insensata strada. Hanno sempre fatto così: violano il diritto internazionale avvalendosi della loro forza; hanno mantenuto, e mantengono tuttora la base navale di Guantánamo, cioè occupano una fetta di territorio di uno stato con il quale non mantengono relazioni diplomatiche, che hanno etichettato come “stato terrorista” e con il qual sono vietate tutte le transazioni di denaro. Da sessanta anni pagano un affitto che lo Stato cubano non può e non intende riscuotere. Per colmo di sfregio hanno fatto di quella base una prigione clandestina dove ancora marciscono persone che non sanno neanche di cosa sono stati accusati. (pensiamo al caso Zaki!)

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Atilio A. Boron – Si sono aperti i grandi viali

Nel suo ultimo discorso dell’11 settembre del 1973 e mentre l’aviazione bombardava La Moneda, Salvador Allende dichiarava fiducioso che presto o tardi si sarebbero aperti i grandi viali per far manifestare a cilene e cileni la voglia di un mondo migliore. E’ passato molto più tempo di quanto credevamo, ma alla fine ieri si sono aperti con un trionfo categorico della sinistra e una schiacciante sconfitta della destra. In quella che tutto definivano “la madre di tutte le battaglie”, l’elezione della Convenzione Costituente, le figlie e i figli della grande fase insurrezionale cominciata il 18 ottobre 2019, hanno ottenuto una maggioranza che ha fatto saltare per aria il catenaccio della truffaldina clausola del terzo di blocco”.

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Miguel Cruz Suárez – Se si spegnesse Cuba

Se si spegnesse Cuba, per gli occhi del mondo sarebbe un’altra cosa, semplicemente un arcipelago di belle spiagge, di esuberanti casinò e sole perenne. Questa terra, che per molti anni è stata fonte di titoli per la potente e dominante stampa occidentale, incaricata di divulgare i “terribili eccessi del socialismo”, meriterebbe allora solamente qualche riferimento sparso su questioni banali del mondo dello spettacolo.

Per la “nuova” Cuba avrebbero i vecchi progetti nei quali non erano mai inclusi i sentimenti più autentici di tutti i cubani. Saremmo come una torta che deve essere divisa, le vecchie mani verrebbero a reclamare il loro e magari le scuole tornerebbero ad essere caserme.

Arriveranno i soliti noti con le stesse ricette che hanno coperto di spavento mezzo continente e più di mezzo mondo, ci riporterebbero gli assetti sociali, mandando in rovina le cose buone per le maggioranze; non più ospedali senza pagare l’assicurazione; non più classi gratuite per bambini trattati come uguali; non più libri di storia dove si parla di Rivoluzione; non più strade sicure e non troppa severità per il possesso di armi da fuoco; non parliamo di indipendenza e di poca dignità; allora ce la farà chi emerge, chi si rassegna, perché non ci sarà molto spazio per quelli che vogliono mostrare il proprio spirito ribelle reclamando uguali diritti. Ciascuno si occuperà dei fatti propri, ben frammentato, senza riconoscersi negli altri.

Formeranno i loro partiti ma, stranamente, in questa “democrazia” non accetteranno nessuno di idee comuniste o simili, terranno le loro elezioni e arriverà al potere quello che assomiglierà maggiormente all’ultimo dei decenni passati, quando dire : yes, sir, era all’ordine del giorno. Non più bambini delle elementari a guardia delle urne o gente umile sui banchi del parlamento, solo la classe dei potenti. Il tutto secondo lo stile dei modelli che vogliono imporci, dove la dignità di questa terra deve restare relegata al punto tale che perfino quanto immaginato potrebbe essere solo il primo tratto di un paesaggio che non arriviamo a sospettare nei suoi penosi traguardi. Cuba tutto questo lo ha già vissuto ed è stata necessaria la Rivoluzione.

(Granma, 6.5.2021)

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Atilio Boron – Chiedo spiegazioni alla Conaie sul voto nullo in Ecuador

Il sociologo Atilio Boron mostra una perplessità che condivido: la scelta di annullare il voto alle scorse elezioni presidenziali in Ecuador sostenuta e praticata su indicazione della Confederazione delle Nazionalità Indigene dell’Ecuador (Conaie), un’istituzione propria di quello stato andino, teoricamente a sostegno e portavoce delle istanze della maggioranza indigena del paese. Come conseguenza, quelle elezioni hanno messo fine al “correismo” e alla Revolución Ciudadana, già duramente provate dal tradimento di Lenin Moreno emesso fine alla speranza di un riequilibrio dei governi dell’America Latina

Buenos Aires, 18 aprile 2021

Cari/e,

Sono sconcertato perché sto ancora aspettando che “le sinistre dell’Ecuador” e i compagni del Consiglio Politico della Confederación de las Nacionalidades Indígenas del Ecuador (Conaie) che il 9 aprile hanno invitato al voto nullo –essendo questa l’unica “espressione di ribellione e di rifiuto del saccheggio, la corruzione, il razzismo”- mi facciano il favore di squarciare le tenebre e di spiegarmi i progressi nella liberazione nazionale, nell’emancipazione sociale e nella restaurazione dei diritti dei popoli originari prodotto dalla opportuna sconfitta di Andrés Arauz nelle elezioni presidenziali dell’11 aprile scorso.

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Gabriel García Márquez – IL PRIMO GIORNO DEL BLOCCO

Quella notte, la prima notte del blocco, c’erano a Cuba circa 482.560 automobili, 343.300 frigoriferi, 549.700 apparecchi radio, 303.500 televisori, 352.900 ferri da stiro, 286.400 ventilatori, 41.800 lavatrici automatiche, 3.510.000 orologi da polso, 63 locomotive e 12 navi mercantili. Tutti, tranne gli orologi da polso che erano svizzeri, erano stati prodotti negli Stati Uniti.

Doveva passare un po’ di tempo prima che la maggior parte dei cubani si rendesse conto di cosa significassero quei numeri mortali nella loro vita.

Dal punto di vista della produzione, Cuba si scoprì improvvisamente un paese non indipendente, piuttosto una penisola commerciale degli Stati Uniti.

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Homero Quiroz – Le ribellione dei paria e l’abisso dei mancati incontri

Il Perù attuale è un paese rotto, senza direzione ma è anche un paese zoombi e snob. “Attrazione dell’abisso”, “salto nel vuoto”, “la minaccia comunista”, “senderista” sono le prime reazioni ai risultati di domenica quando un maestro delle elementari, dal lontano paese di Cajabamba a Cajamarca ha scompigliato lo scacchiere politico degli ultimi decenni.

Sono le reazioni tipiche di determinati gruppi sociali privilegiati, di una classe media timorata, di una certa stampa ligia al sistema e di una sinistra liberale incapace di leggere il presente. Ma è anche la paura del grido popolare e dei volti emarginati degli umili che cercano di scalare il potere attraverso le urne per costruire finalmente questa promessa di una nazione rimandata fin dai primi tempi della repubblica, come direbbe lo storico Jorge Basadre.

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Jorge Arreaza – Lettera al Direttore di BBC Mondo

“Signor Tim Davie, direttore generale della BBC, Londra, Regno Unito.

Le scrivo questa lettera rispettosamente, obbligato dalle circostanze ed a causa della linea editoriale che il suo network BBC Mundo sta portando avanti sulla realtà della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Mi riferisco alla modalità di attaccare e dare validità a posizioni politiche (a noi avverse), nascondendole con un alone di “obiettività” e (mi riferisco) nel caso specifico, all’approccio informativo sul “trattenimento”, per usare una parola gentile, delle 31 tonnellate d’oro che appartengono al Venezuela nei caveau della Banca d’Inghilterra che, al di là del taglio apparentemente “equilibrato” delle informazioni (da voi date), tralascia il vero carattere di questa misura arbitraria: privare il popolo del Venezuela delle proprie risorse sovrane in un momento di crisi sanitaria globale. Mi permetto di condividere con voi alcune considerazioni che ho già espresso in un altri momenti, per quanto riguarda i mezzi di informazione occidentali e il ruolo che hanno assunto ormai da tempo. Le grandi agenzie di stampa, i servizi di informazione occidentali e i media privati hanno svolto un ruolo di omogeneizzazione della informazione per fabbricare una rappresentazione uniforme di un determinato Paese sotto lo sguardo uniforme dell’Occidente per giustificare ogni tipo di aggressione. A questo fine, si concentrano sui problemi (di un Paese) dandogli ampio risalto ma nascondono le cause che li hanno prodotti e quindi arrivano alle loro conclusioni, confermando i pregiudizi, ed assegnando in maniera arbitraria il titolo di chi sono i “colpevoli”, i “buoni” e i “cattivi” e vengono proposte “soluzioni” che non sono altro che le agende politiche di interessi innegabili. Sebbene la tecnica sia molto più antica, segnalo che a partire dal 2003 in Iraq, fino ad oggi, si ripete lo stesso schema: la costruzione di un nemico, di un “cattivo”, sul quale vengono eluse le informazioni che pongono in dubbio la veridicità delle notizie promosse in modo che non ci siano altre versioni. Questa maniera di presentare le notizie come “oggettive” è ciò che BBC Mundo considera giornalismo “accurato, imparziale, indipendente e corretto”.La BBC, in tutte le sue forme, è stata al fianco della normalizzazione delle fake news con risultati concreti, distruttivi e mortali per migliaia di persone. Cominciano dandogli una base o rafforzando una versione parziale la cui falsità non può essere sostenuta nel tempo: le “armi di distruzione di massa” dell’Iraq, i “combattenti per la libertà” di Al Qaeda in Siria o la falsa legittimità di Juan Guaidó come presidente venezuelano sono alcuni esempi. Un altro buon esempio di quanto sopra esposto è il modo in cui si presenta la Repubblica Bolivariana del Venezuela, per quanto riguarda il contesto dei sui rapporti con gli Stati Uniti e l’arrivo di una nuova amministrazione alla Casa Bianca, nell’articolo “5 controverse politiche di Trump che sono sopravvissute all’attacco di Biden contro l’eredità dell’ex presidente”, pubblicato il 2 febbraio di quest’anno.L’articolo dice che gli Stati Uniti sono stati “il primo paese a riconoscere” la “Presidenza” di Juan Guaidó come se ciò fosse un’azione indipendente e non il prodotto dell’attuazione di un piano per creare un governo parallelo in Venezuela per sostituire arbitrariamente il presidente legittimamente eletto, un piano ideato e attuato proprio dagli Stati Uniti. (L’articolo) assicura inoltre che tutto ciò è stato causato dal presidente Nicolás Maduro che “si è rieletto” e si portano come pretesto i “brogli”. L’articolo di “analisi” aggiunge poi che è per questo motivo che il governo di Donald Trump “ha imposto una serie di forti sanzioni non solo ai membri del governo Maduro, ma anche all’industria petrolifera del Venezuela”.Affinché questa narrazione abbia credibilità, la BBC ha omesso la natura artificiale e telecomandata dell’intera operazione intorno a Juan Guaidó ed ha nascosto l’esistenza di un popolo che ha votato per il presidente Maduro.La descrizione di queste due verità avrebbe reso non credibile la tesi che (Maduro) si è “rieletto (da solo)” ed avrebbe evidenziato che le sanzioni contro il Venezuela non avevano un motivo valido. In questo modo, la BBC Mundo ha diminuito l’impatto delle misure coercitive unilaterali, dell’assedio e del soffocamento che il Venezuela sta vivendo, riducendo così le responsabilità dirette che hanno i governi occidentali, le istituzioni finanziarie e le organizzazioni della “Società civile” nella organizzazione di questa storia.L’articolo commentato è stato pubblicato una settimana prima della pubblicazione del rapporto dell’Ufficio per il Rendiconto del Governo degli Stati Uniti (8 febbraio), e quasi due settimane prima della relazione preliminare della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali per il godimento dei Diritti Umani (12 febbraio), dopo la sua visita di 12 giorni in Venezuela. Entrambi i documenti evidenziano il peso delle misure coercitive contro l’intera popolazione, contrarie alla legge internazionale, nonché il danno causato alla salute dell’economia venezuelana. Scrivo questa lettera il 13 febbraio e, durante le due settimane descritte sopra, la BBC Mundo non si è nemmeno preoccupata di recensire o commentare marginalmente entrambe le conferme di quanto il Venezuela e gran parte del mondo ha denunciato. Andando avanti nelle citazioni, affinché alcune (vostre) affermazioni abbiano rilevanza e plausibilità, nascondete in maniera grossolana una parte della popolazione e la realtà venezuelana. Nell’articolo del 3 febbraio di “analisi economica” intitolato “Il piano di Maduro per riempire di dollari le banche del Venezuela”, ci sono solamente due piccole ammissioni indirette sulle cosiddette sanzioni, basate su dichiarazioni di due intervistati, in cui si parla apertamente di misure coercitive unilaterali e, poi, in una inevitabile menzione, della Legge Anti-embargo. Tutto ciò offre un ritratto della realtà (venezuelana) completamente distorto e incompleto, speculando sugli attuali problemi delle attività economiche, commerciali e finanziarie senza dare una informazione obiettiva che possa offrire una vera visione integrale dei fatti analizzati. Questa tecnica di omissioni della BBC è ancora più evidente nel racconto sulla “trattenuta” dei 1.200 milioni di dollari (31 tonnellate d’oro) appartenente allo Stato venezuelano. Con argomenti non autentici e contrariamente alla legge internazionale e venezuelana, il suo paese intende decidere dove sta la legittimità del governo venezuelano e chi deve rappresentarlo.Una volta fallita questa ultima e deplorevole avventura geopolitica, il Regno Unito e le altre “democrazie avanzate” del mondo si trovano ora in un vuoto che danneggia non solo il Venezuela, ma anche quegli stessi Paesi che si sono imbarcati in quell’azione di mediocrità politica guidata da un’amministrazione americana che ha lasciato la Casa Bianca con una crisi profonda che si estende da un estremo all’altro dell’Atlantico del nord.Richiama l’attenzione il fatto che, nella copertura mediatica che la BBC ha dato del processo legale tra la Repubblica Bolivariana del Venezuela e il Regno Unito, si è mai raccontato come sia stata violata, da tutti i punti di vista, la normativa internazionale per favorire una operazione di cambio di governo (ormai fallita).(Non si è mai raccontato) quanto sia stato impedito al governo venezuelano di riacquistare la capacità di manovra per affrontare in modo più efficace la minaccia rappresentata dalla pandemia di COVID-19. Tutta questa vergognosa situazione si è trasformata in una strategia bizantina nella quale gli attori politici decidono di riconoscere legittimità ad una Banca Centrale (nominata da Guaidó) che esiste solo sulla carta come una società di valigette offshore, dove nemmeno il cosiddetto “consiglio di amministrazione” vive nel Paese che pretende di rappresentare e il cui ricorso in tribunale è messo in dubbio. Un semplice conteggio degli articoli pubblicati sull’argomento nel corso del 2020 sul sito web della BBC Mundo in spagnolo (20 maggio, 18 giugno, 2 luglio, 3 luglio e 5 ottobre) mostrano che sono inquadrati negli stessi limiti di analisi, dove l’unico elemento di legittimità per il falso governo è il “riconoscimento di più di 50 paesi” e l’argomento che il governo del suo paese (il Regno Unito), signor Davies, secondo la versione del network che dirige, dice che non sa chi è il legittimo proprietario dell’oro del Venezuela, come riportato nell’articolo del 18 giugno 2020. Con quale manuale o dottrina del diritto internazionale si possono spiegare e convalidare tali affermazioni?Non avete menzionato la proposta del governo venezuelano con la quale i fondi sequestrati nel suo paese sarebbero stati utilizzati nelle cure del COVID 19 in Venezuela.Una conclusione giornalistica molto ovvia sarebbe che la preoccupazione umanitaria che il governo britannico espone in tutti i forum internazionali quando fa riferimento al Venezuela è pura ipocrisia. Il caso dei lingotti d’oro lo dimostra e lo certifica.Nulla assolve la complice omissione e lo sforzo normalizzatore con cui questo articolo accompagna tale controversia. Per il resto non sarà mai abbastanza ricordare che da qui e da altri punti del Sud del Mondo capiamo, forse meglio che chiunque altro, come funziona questo meccanico di normalizzazione; ci rendiamo conto di come, nella cornice di un “consenso fabbricato”, l’illusione dell’equilibrio giornalistico non è al servizio della verità o della giustizia, ma fornisce le strutture che limitano la verità attraverso la trasmissione dell’idea di un dibattito “vivo e dinamico” che si conclude per essere illusorio.Il mese scorso, a nome della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ho consegnato una nota di protesta all’ambasciatore del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord, Mr. Andrew Soper, in cui ha denunciato l’utilizzo di fondi pubblici da parte della Fondazione Westminster per la Democrazia (WDF), tra gli altri rami del Governo britannico, per finanziare “media” e formare “giornalisti indipendenti” che sotto la solita facciata di “promozione della democrazia” hanno intrapreso campagne di discredito, subordinate a un’agenda che ha poco o niente a che fare con la risoluzione dei problemi o con la difesa delle giuste cause in Venezuela. Questi ultimi punti, sommati ad interessi concreti nella copertura mediatica della controversia sulla Guayana Esequiba, descrivono un contesto e un panorama che difficilmente potrebbe evidenziare una BBC con una linea editoriale ben intenzionata. In questo senso, e in onore alla tradizione professionale che ha la BBC ha rappresentato per tanti anni, mi rivolgo a voi nella speranza che recuperiate lo spirito originale che in passato ha reso questo servizio di informazione un riferimento mondiale e adotti misure correttive che gli conferiscano di nuovo grandezza, precisione e professionalità nello svolgimento di tale compito.

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Fabián Escalante* – Rullano i tamburi

                                           

Si sente già il forte rullo dei tamburi. Non quello dei nostri aborigeni caribegni o del sud del continente che nelle celebrazioni e nelle proteste vibrano al suono dei loro reclami o delle parole d’ordine. Questi che si sentono adesso sono i rulli dell’Impero nordamericano che si appresta a lanciare un’offensiva generalizzata contro i nostri popoli, al sud del Rio Grande.

No, non sono contenti dello stato di cose che hanno davanti. Pensavano che un nuovo liberalismo con alla testa Bolsonaro (Brasile), Piñera (Cile), Abdo Benítez (Paraguay), Duque (Colombia), Moreno (Ecuador), Hernández (Honduras), Bukele (Salvador), Gianmattei (Guatemala) e altre erbe cattive avrebbero liquidato o per lo meno contenuto la resistenza dei nostri popoli. Ma non è stato così. Le prossime elezioni in Ecuador, e anche nel leggendario Perù, possono rinforzare un blocco di paesi progressisti già integrato da Messico, Argentina, Bolivia, Venezuela,  Nicaragua e Cuba e infliggere un colpo demolitore al “ministero delle colonie” yankee, l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), ristabilendo una Comunità di Stati Latinoamericani e Caribegni, libera da tutele imperiali.

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