Alessandra Riccio – Marielle e Lula

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La sinistra brasiliana non ha dubbi: l’esecuzione di Marielle Franco e il carcere per Lula sono parte di una svolta autoritaria in Brasile. Lula rappresenta ancora la più importante guida politica popolare del paese e Marielle era già un punto di riferimento per quella nuova generazione politica che aveva potuto emergere proprio in conseguenza delle politiche volute dalle Presidenze popolari di Lula e Dilma Roussef. Oltre a Marielle, dal 2016 ad oggi, in Brasile sono stati assassinati 36 fra consiglieri e assessori, omicidi sui quali grava il forte sospetto che sia stata proprio la Polizia Militare ad eseguirli. Nella sua veste di membro del Consiglio di Rio de Janeiro, la giovane consigliera aveva denunciato la Brigata 41 della Polizia Militare per i suoi interventi violenti nelle favelas di Rio su ordine del governo; era anche un’attivista dei diritti umani, militava nel Partido Socialismo e Libertade (PSOL) di Juliano Medeiros, il leader che contava molto sulla tenacia, sulla popolarità e sulla militanza di Marielle per contrastare una deriva verso destra dopo la destituzione di Dilma e l’insediamento di Temer. Continua a leggere

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Marco Consolo – Venezuela: elezioni e “teatro dell’assurdo”

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Dall’elezione di Hugo Chávez come Presidente nel 1998, il Venezuela bolivariano è nel mirino prioritario degli interessi statunitensi, nell’ambito della sua strategia di dominio continentale e globale.

Dalla vittoria di Chávez, Washington ha cospirato per realizzare un “cambio di regime” in Venezuela. Lo ha fatto in base a una riedizione della “Dottrina Monroe”. Una dottrina che stabilisce come interesse oggettivo e strategico degli Stati Uniti l’annientamento della Rivoluzione Bolivariana, il rovesciamento del suo governo e la scomparsa del suo modello di democrazia partecipativa e popolare, nonché del suo Stato sociale per porre fine al “cattivo esempio” della Rivoluzione Bolivariana. Continua a leggere

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Alessandra Riccio – Essere poeta non è un caso ma una necessità

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Ezequiel Martínez Estrada, il grande saggista argentino autore del classico Biografía de la pampa, è stato fra i primi ad avere il coraggio di lanciarsi in una valutazione critica dell’allora giovane poeta cubano Pablo Armando Fernández. Ci voleva coraggio perché da Salterios y lamentaciones a Toda la poesía, fino al Libro de los Héroes, la poesia che aveva potuto esaminare affascinava, catturava ma resisteva ad ogni etichetta di scuola. L’anziano critico argentino, agli inizi degli anni sessanta, osa scrivere che:

Pablo Armando è un poeta la cui originalità non consiste nello stile, nella tecnica o nella forma della sua ispirazione, ma in lui stesso. Del fatto che sia un poeta autentico, nessuno che abbia esperienza di poesia può dubitare. Continua a leggere

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Alessandra Riccio – Claudia nell’inferno di Cassinga

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Da 40 anni la strage di Cassinga, un campo di rifugiati dalla Namibia in Angola attaccato e massacrato dall’esercito del Sudafrica dell’aparthaid, tormenta la memoria dei sopravvissuti e del manipolo di cubani che, per primi, sono arrivati a soccorrere le donne, i vecchi e i bambini sopravvissuti alla strage. Il quotidiano del PC di Cuba, Granma, ha dato molto rilievo a questo anniversario e ha sentito di dover rendere omaggio ai militari cubani che, sfidando le mine e le incursioni dal cielo, sono riusciti ad arrivare al campo, percorrendo in un tempo lentissimo e fra mille ostacoli, la ventina di chilometri che li separava dal luogo del massacro. Granma ha ricordato i morti con nome e cognome, e dei superstiti ha pubblicato le testimonianze. Uno di loro ha ricordato di aver visto un compagno portare a braccia una ragazzina ferita alla gamba. Era proprio lei, Claudia, la bella ambasciatrice della Namibia all’Avana che avevo intervistato nel 2008 per un mio libretto di racconti di Cuba. Claudia mi aveva raccomandato di diffondere e di denunciare quello che il Sudafrica aveva fatto, ma ormai per me non c’erano più giornali ospitali e la sua testimonianza è rimasta nelle pagine del libro. Adesso, però, la rete mi dà la grande libertà di pubblicarlo e di diffonderlo per gli amici di nostramerica. (a.r.) Continua a leggere

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Marcelo Colussi – Chi ha vinto e chi ha perso in Nicaragua?

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Quando si tratta del Nicaragua di Ortega e Murillo, vado sempre con i piedi di piombo e con un dolore nostalgico per quella Nicaragua, tan violentamente dulce degli anni Ottanta. L’articolo di Marcelo Colussi, che ho tradotto, mette ben in chiaro i punti della questione. (a.r.)

Nei giorni scorsi il Nicaragua è stato incandescente. Arrivavano notizie allarmanti e un paese che adesso, in genere, non occupa le prime pagine –come accadeva qualche decennio fa, durante la Rivoluzione Sandinista-, è balzato di nuovo sotto gli occhi del mondo. Dal Papa al Segretario Generale delle Nazioni Unite, da diverse posizioni di sinistra come dalle più arretrate dichiarazioni della destra, tutti hanno avuto qualcosa da dire sul paese di Sandino. E ce ne era da dire! Si è trattato di una generalizzazione della violenza con un saldo di circa 30 morti. Continua a leggere

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Pablo González Casanova –La bugia più grande del mondo

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Il sociologo messicano Pablo González Casanova ha 96 anni ma non ha smesso di combattere. Una delle intelligenze più rispettate dell’America Latina, è stato e sta a fianco degli zapatisti nel Chiapas, incurante del fango e delle scomodità. Ha il vizio di non farsi raccontare le cose, ma di andarle a vedere con i suoi occhi. Sul quotidiano messicano “La Jornada” del 12 aprile scorso, ha raccontato quello che ha visto durante un suo viaggio in Venezuela, paese di cui difende l’esperienza rivoluzionaria inaugurata da Chavez e sostenuta da Maduro. E’ l’esperienza di una comunità che cerca di autosostenersi e di prepararsi alla difesa in nome di principi etici e politici condivisi. (a.r.) Continua a leggere

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Raúl AntonioCapote – Da James Monroe a Marilyn Monroe: l’America agli americani

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Raúl Capote è stato un doppio agente, arruolato dalla CIA ma fedele alla Rivoluzione Cubana. Prima di cadere in questa tremenda avventura, era un docente con aspirazioni letterarie, un intellettuale con le sue inquietudini, un uomo alla ricerca di una naturale autoaffermazione. Il suo contatto con gli agenti statunitensi, lungo e teso, gli ha insegnato tante cose, prima fra tutte l’infinita gamma di strategie, di trucchi, di tecniche di destabilizzazione e di inquinamenti della realtà. Ha scritto un libro in cui ha descritto tutto questo; lo ha presentato a Roma qualche anno fa accompagnato da me che ero sicura di trovare una sala affollata anche di giornalisti attirati dalle rivelazioni contenute nel libro. La sala era mezza vuota e la stampa ha ignorato la presenza di questo straordinario testimone. Oggi Capote ha pubblicato sul Granma questo articolo che contiene molta più verità di quanta saremmo disposti a credere. (a.r.)
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