Parole come pietre

Parole come pietre

Angel Guerra Cabrera (8.12.15)

Bisognerebbe essere davvero incauti per supporre che la direzione rivoluzionaria cubana non ha visto e previsto certi pericoli e accettato la sfida che essi comportano, sicura dell’enorme riserva patriottica, morale e culturale del popolo e della gioventù cubana. Bisognava vedere il giubilo e l’orgoglio nazionale nella maggioranza dei volti nelle strade dell’Avana a partire dall’incontro in terra cubana dei Cinque eroi antiterroristi.

 

Parole come pietre

Rosa Miriam Elizalde (18 gennaio 2015)

Il 17 dicembre, Washington ma messo sul tavolo il suo nuovo consenso rispetto a Cuba. Si è messo guanti di seta, ma la sentenza di morte per l’Isola resta in piedi, obbligando David ad essere più astuto che mai contro Golia.

 

Frey Betto

“Chi non sta nel mercato non esiste, non ha valore come essere umano; questa è la morale del capitalismo”.
L’Avana, 17.9. 2015

 

Silvio Rodríguez

Cuba ha resistito e continua ad essere Cuba. Perché non dovrebbe più farlo adesso?
(settembre 2015)

 

Héctor Aguilar Camín

Per quel che riguarda la corruzione, quella di adesso non è molto più grande di quella degli ultimi due Governi, ma ha toccato la figura del Presidente e ha provocato un rigetto il cui vigore costituisce la novità morale della vita pubblica messicana, un punto di inflessione che crocifigge il Governo, ma vivifica la società.
(nel primo anniversario della sparizione dei 43 studenti di Qyotzinapa, 28.9.2015)

Elena Poniatowska

Letteratura. Cerco sempre di strapparmi dal giornalismo, e sempre una persona, un avvenimento, una tragedia, mi ci spinge di nuovo. Vorrei calare il sipario e non dover scrivere più di omicidi, narcotraffico, povertà, corruzionele cose di tutti i giorni, qui in Messico.
(agosto 2015)

Glauber Rocha

Il cinema non può essere una maschera perché il cinema non fa la rivoluzione; il cinema è uno degli strumenti rivoluzionari. La colonizzazione minaccia di continuare anche dopo la rivoluzione. La Fox, la Paramount, la Metro sono i nostri nemici, abbiamo bisogno dei santi e degli orishas, bisogna negare la ragione colonizzatrice e superare il moralismo dogmatico che rende meschini gli eroi.

Fidel Castro

I morti che avete ucciso godono di buona salute.

 

Graziella Pogolotti

Ci sono due modi di affrontare la vita. Uno è quello di evadere dai problemi nel trascorrere della quotidianità e, ogni tanto, lasciarsi incantare dal canto delle sirene. L’altro si manifesta nella necessità imperiosa di badare alle coordinate fondamentali del mondo che ci circonda. I cervelloni hanno costruito una concettualizzazione dell’economia, della storia e delle scienze sociali. Tocca alle vittime potenziali costruire un pensiero che sciolga le contraddizioni latenti nella realtà ed elaborare i principi basilari della resistenza. In questo contesto, dominato da principi utilitaristici di guadagno, si profila la morte dello spirito. Se così fosse, sarebbe la fine della nostra specie.”
Graziella Pogolotti, critica d’arte, scrittrice cubana, prestigiosa intellettuale cubana.

 

Papa Francesco

“Che belli questi paesi che superano la sfiducia malsana e integrano i diversi e fanno di questa integrazione un nuovo fattore di sviluppo!”. (Papa Francesco a Evo Morales, Presidente della Bolivia, 9.7.2015)

 

Papa Francesco

“Lei ha l’appoggio della Chiesa Cattolica affinché possa esercitare la sua missione e ottenere ciò che vuole per il bene del suo popolo” (Papa Francesco a Rafael Correa, Presidente dell’Ecuador, 7.7.2015)

 

Eduardo Galeano

Per favore, la prego, non mi offenda chiedendo se questa storia è avvenuta. Gliela sto offrendo in modo che lei la possa far succedere. Non le chiedo di descrivere la pioggia di quella notte della visita dell’arcangelo: esigo che si bagni. Si decida, signor scrittore, e per una volta almeno sia il fiore che profuma invece di essere il cronista che ci mette l’aroma. Non ci vuole niente a scrivere quello che si vive. La sfida consiste nel vivere quel che si scrive.

 

Evo Morales

“Vorremmo un’America forte, ma non per invadere continenti; vorremmo un’America insieme agli Stati Uniti, per essere grandi difensori della pace nel mondo, per essere difensori della dignità e della sovranità dei paesi e non per dominare militarmente o intervenire militarmente. Queste sono le nostre profonde differenze”.
Evo Morales, IX Cumbre esxtraordinaria del ALBA-TCP, Caracas, 17.3.2015

 

 Roberto Saviano

Due sono le grandi sventure per chi vuol vivere in Italia: il talento e l’onestà. In mancanza di questi la vita è dolce in questo paese.
(La Repubblica, 21 febbraio 2014)

 

Rosa Miriam Elizalde, (18.01.2015)

El 17 de diciembre Washington puso sobre la mesa su nuevo consenso en torno a Cuba. Se ha calzado guantes de seda, pero la sentencia de muerte a la Isla la mantiene en pie, lo que obliga a David a ser más astuto que nunca frente a Goliat; y a la universidad, a ser más rigurosa, comprometida, emancipada y más antidogmática que nunca.

 

Angel Guerra Cabrera (8.12.15)

Habría que ser muy incauto para suponer que la dirección revolucionaria cubana no ha visto y previsto estos peligros y aceptado el reto que comportan, segura de las enormes reservas patrióticas, morales y culturales que poseen el pueblo y la juventud cubanos. Había que ver el júbilo y el orgullo nacional en la mayoría de las caras en las calles de La Habana a partir de la reunión en suelo patrio de los 5 héroes antiterroristas.

 

Alfonso Cuarón*

E’ fondamentale che la gente al potere capisca che gli occhi del mondo stanno guardando il Messico e che dalla loro reazione dipenderà la possibilità di poterci considerare un paese, di poterci considerare umani.

*Con Alejandro González Inarritu e Guillermo del Toro costituiscono i messicani di Hollywood. Ha ottenuto il Premio Oscar per “Gravity.

 

Rafael Correa*

Cercano di seppellirci, e non capiscono che siamo semi e che così daremo più frutti.
*Presidente dell’Ecuador

 

Jorge Volpi*

Se in luoghi come il Messico le autorità risultano così poco affidabili, Ayotzinapa lascia la sensazione che nessuna sarà capace di proteggerci. Non c’è niente di più pericoloso per un paese del discredito assoluto della sua classe politica. Soprattutto se questo paese con i suoi innegabili progressi in certe aree specifiche, continua a trascinare enormi problemi di disuguaglianza o conserva ingenti deficit nel suo Stato di diritto. Ayotzinapa e la tristezza, la vergogna e la collera che ha generato dovunque, è l’angosciante richiesta di aiuto di un popolo stanco di convivere quotidianamente con la corruzione e con la morte.
* scrittore messicano

 

Luciana Castellina

Non ho molta credibilità nel proporre la creazione di partiti, l’ho fatto troppe volte nella mia vita e non con straordinario successo. E tuttavia ora ne vorrei davvero fare uno: il partito dei nonni. Non perché insegnino ai giovani cosa devono fare, per carità, ma perché vorrei che almeno due generazioni uscissero dal mutismo in cui hanno finito per rinchiudersi, intimiditi da rottamatori di destra e di sinistra.
Vorrei che riprendessero la parola, riacquistassero soggettività: per dire che sulla storia di prima del crollo del muro vale la pena di riflettere, perché si tratta di una storia piena di ombre, ma anche di esperienze straordinarie ( a cominciare dalla rivoluzione d’ottobre di cui giustamente Berlinguer disse che aveva perso la sua spinta propulsiva, non che era meglio non farla). Buttare tutto nel cestino significa incenerire ogni velleità di cambiamento, di futuro.
Il Manifesto, 8.11.14

 

Javier Sicilia*

Noi vittime non siamo sopportabili, sai? Nessuno vuole stare a sentire dell’orrore, per questo è stato catartico il Movimento. Ha fatto risuonare l’ululato del dolore. Fino a quando il Governo lo ha messo a tacere. Adesso, da Guerrero si sente di nuovo questo grido.

*Javier Sicilia, poeta messicano, fondatore del Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad nel 2011, subito dopo la morte di suo figlio assassinato insieme ad altri giovani per errore in un operativo dei narcos. Attualmente svolge un ruolo di mediatore per il ritrovamente dei 43 studenti messicani desaparecidos.

 

Evo Morales

Io raccontavo, è vero, io l’ho vissuto, che quando Fidel era ancora al governo, aveva detto a Hugo Chávez: “Hugo, possiamo far operare 500.000 latinoamericani alla vista gratuitamente”, in quel momento ho pensato: “Come gratuitamente, 500.000?”. Ne dubitavo: che sta pensando, che sta dicendo Fidel, mi dicevo. Invece adesso, solo con la Misión Milagro i fratelli cubani in Bolivia ne hanno operati più di 600.000. Questa è solidarietà. Eravamo sorpresi eppure adesso stiamo progettando, compagni, un piano di azione insieme ai Presidenti dell’ ALBA per stabilire come proteggerci ma anche come partecipare nei limiti delle nostre possibilità in altri continenti per frenare questa epidemia chiamata ebola.

(Vertice Straordinario dell’ALBA-TCP sull’Ebola, La Habana 20.10.14)

 

 Nicolás Maduro

Abbiamo appena letto una notizia: che l’Unione Europea sta pensando di contribuire con mille milioni di euro alla lotta contro l’ebola. Speriamo che lo approvino e li tirino fuori! Perché si è già verificato un caso, quando c’ è stato il terremoto ad Haiti, a marzo del 2010. Ci fu una riunione internazionale; ci siamo andati tutti, sono stati offerti più di 10.000 milioni di dollari per ricostruire Haiti ma poi queste risorse non si sono viste, nessuno le ha portate, con l’eccezione dell’ALBA che è andata ad Haiti e sta lì in permanenza insieme al popolo haitiano.

(Vertice Straordinario dell’ALBA-TCP sull’Ebola, La Habana 20.10.14)

 

Evo Morales

A noi hanno lasciato [i precedenti governi] 32mila ettari di coca nel 2005; senza fare né morti né feriti l’abbiamo ridotto a 23mila ettari, un record storico. Ma per quanto riduciamo finché ci sarà il mercato ci saranno deviazioni. Abbiamo il nostro programma di lotta al narcotraffico riconosciuto della Nazioni Unite e dall’Unione Europea, ma non dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti: il che dimostra che Washington usa il narcotraffico a fini geopolitici.
(12.10.2014)

 

José Steinsleger

“La democrazia radicale bussa alla porta della Patria Grande e in senso inverso a una cultura occidentale che non può più offrire nulla, perché ha smesso di sognare; l’anima della Pachamama orbita intorno alla terra nel satellite Tupac Katari che la cooperazione fra Cina e Bolivia ha reso possibile. Come è lontana quella bolla papale di Alessandro VI degli inizi del secolo XVI, che asseriva che gli indios non avevano anima, o quando città come Oruro erano battezzate con il nome di Villa San Filippo d’Austria (1606). <Oggi –ha fatto notare Evo [Morales]- noi indios stiamo dimostrando non solo di avere un’anima, ma anche coscienza politica e capacità per costruire uno Stato e per sognare>.”
(2014)

 

Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay

“Voi sapete che non eludo decisioni quando le devo prendere, ma un presidente non è un re. Non va tutto quello che gli viene per la testa”.
(10.10.2014)

 

Elena Poniatowska

[Viviamo] in un paese che è nelle mani della guerra sporca contro il narcotraffico, in un paese che ci tormenta, dove vengono incarcerati degli adolescenti, vengono accusati, considerati violenti, alcolisti, tossici, disertori dalle scuole, ignoranti, inservibili …Che dire di un paese in cui vengono ammazzati i ragazzi?, di un paese spietato verso i suoi poveri, verso i migranti, implacabile verso i bambini, che danneggia i propri abitanti, dove ogni messicano potrebbe chiedersi: chi ci protegge?, che dire delle modifiche al regolamento e ai piani di studio del Politecnico, che fa diminuire il grado accademico di ingegnere tecnico e trasforma ogni ragazzo in mano d’opera a basso costo?
Elena Poniatowska, La Jornada 3 de Octubre de 2014

 

Paulo Freire

All’instaurarsi di un rapporto di oppressione, la violenza ha già avuto inizio. Mai nella storia la violenza è partita dagli oppressi… Non ci sarebbero gli oppressi se non ci fosse stata prima una violenza per stabilire la loro sotto missione.
Paulo Freire, pedagogo e sociologo brasiliano

 

Edoardo Galeano

Dal 1948 i palestinesi vivono condannati a un’umiliazione perenne. Non possono neanche respirare senza avere il permesso. Hanno perso la patria, la terra, l’acqua, la libertà, tutto. Tantomeno hanno diritto a eleggere i propri governanti. Quando votano quelli che non devono votare, vengono castigati. Gaza adesso viene castigata. L’hanno trasformata in una trappola senza uscita, da quando Hamas ha vinto in modo trasparente le elezioni del 2006. Qualcosa di simile è successo nel 1932, quando il Partito comunista ha trionfato nelle elezioni in Salvador. Affogati nel sangue, i salvadoregni hanno espiato la loro cattiva condotta e da allora hanno vissuto sottomessi alle dittature militari. La democrazia è un lusso che non tutti meritano. Sono figli dell’impotenza i razzi che i militanti di Hamas, rinchiusi a Gaza, sparano con puntigliosa imperizia sulle terre che erano palestinesi e che sono state usurpate dall’occupazione israeliana. E la disperazione, al limite della follia suicida, è la madre delle bravate che negano il diritto all’esistenza di Israele, grida senza nessuna efficacia, mentre l’efficacissima guerra di sterminio sta negando, da molti anni, il diritto all’esistenza della Palestina. E di Palestina ne rimane poca. Passo dopo passo, Israele la sta cancellando dalle mappe. I coloni invadono, e intanto i soldati correggono la frontiera. Le pallottole consacrano lo spoglio dei resti, per legittima difesa. Non c’è guerra di aggressione che non dica di essere per difesa. Hitler invase la Polonia per evitare che la Polonia invadesse la Germania.
(2014)

 

Noam Chomski

En enero de 2006, los palestinos cometieron un crimen grave: votaron por quien no debían en una elección libre cuidadosamente vigilada, y entregaron el control del parlamento a Hamas.
La Jornada, 3 agosto 2014