Zaida Capote Cruz – Mai abbassare la guardia

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Zaida Capote Cruz è una valente ricercatrice di Letteratura e Linguisti presso l’Istituto José Antonio Portuondo. Di recente ha suonato il campanello di allarme sulla delicata questione dell’aborto. A Cuba, fin dai primissimi anni della Rivoluzione, è un diritto di tutte le donne. Nel resto dell’America Latina, solo nella capitale del Messico e in Uruguay, da pochi anni, è ammesso con varie restrizioni. La Chiesa cubana sembra stia tornando all’attacco ma comincia a serpeggiare anche una certa preoccupazione statale per la decrescita della popolazione. Capote annusa il pericolo e ci mette sull’avviso. Continua a leggere

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Julian Assange – Fedeli alla promessa di pubblicare la verità senza paura

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Ancora rifugiato nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, e sono ormai, Julian Assange si e rivolto agli Amici della Rete degli Intellettuali per l’Umanità, riunita a Caracas per ricordare le figura di Hugo Chávez per ribadire la sua volontà di diffondere notizie vere ma tenute ben nascoste da chi ha interesse ad intorbidare le acque. Devo la traduzione alla cortesia di Asicuba Umbria.

                Agli Amici della Rete Intellettuali, Artisti e Movimenti Sociali per la Umanità riuniti a Caracas.

Il libro dei Proverbi dice (…) I saggi sono più potenti dei forti”. La conoscenza è potere.

Ho il grande onore di dirigermi a Voi in questo anniversario della morte di un uomo che ha lottato ampliamente ed agguerritamente contro l’imperialismo, il neocolonialismo e le altre forme d’oppressione dei popoli, specialmente in America Latina.

Chavez ha avuto il ruolo più importante nello scenario globale con il suo instancabile impegno per avanzare nell’integrazione e cooperazione regionale e per costruire un mondo multipolare.

Denunciò le ingiustizie così come le vedeva e nel  2001 fu l’unico leader a denunciare l’assassinio di civili innocenti in Afganistán praticato dagli USA, dicendo “Non potete combattere il terrorismo con altro terrorismo”. Dopo poco più di 6 mesi gli USA appoggiarono un colpo di Stato contro di lui, poi bloccato da centinaia di migliaia di venezuelani che occuparono la strada con la Costituzione in mano. Come tutti noi, non era esente da peccati, ma le sue virtù scossero la terra.

Come direttore di Wikileaks, ho portato alla luce i segreti dei potenti e costruito una Biblioteca diversa e potente, una biblioteca che contiene informazioni su come realmente funziona il nostro mondo e le sue istituzioni, informazioni che per secoli sono state solamente in mano alle élites e che ora -non senza rischi e persecuzioni- sono state democratizzate e messe a disposizione del popolo, senza distinzione di orientamento politico o credo.

A disposizione di tutti e tutte, perché la società del mondo intero apra gli occhi e, con dati irrefutabili in mano, contrasti i potenti e possa arrivare a proprie conclusioni sugli eventi e le decisioni politiche che riguardano la vita di tutti, senza il filtro dei media.

L’obiettivo di Wikileaks, cercare la verità in nome dell’umanità, è oggi più importante che mai, un obiettivo che continuiamo a inseguire nonostante l’alto prezzo che stiamo pagando.

Sono perseguitato giudiziariamente e detenuto da quasi sette anni, senza che esista alcuna evidenza di reato a mio carico. La persecuzione è stata  estesa alla mia famiglia, ai miei figli, che non ho potuto vedere per tutto questo tempo.

Tanto le Nazioni Unite quanto numerose organizzazioni di Diritti Umani e personalità a livello mondiale hanno fatto appello a Svezia e Regno Unito perché rispettino i loro obblighi internazionali, perché rispettino e riconoscano la sovranità dello Stato dell’Equador e in conseguenza riconoscano il  mio diritto di asilo e smettano di bloccare l’esercizio di questo diritto umano. E’ inconcepibile che l’attitudine imperialista del Regno Unito e della Svezia, in pieno secolo 21°, li porti, con totale impunità, ad ignorare un atto sovrano di un paese indipendente, l’Equador.

Ricordo ai presenti che l’Equador ha pagato e continua a pagare un alto prezzo per avermi protetto dalla persecuzione politica concedendomi l’asilo. La sua Ambasciata a Londra ha patito minacce d’attacco da parte della polizia britannica e ancora oggi è soggetta a livelli di vigilanza che non hanno paragoni.

Negarmi un salvacondotto per andare in America Latina è un atto di imperialismo puro, da parte di paesi che pur occupando posizioni di prestigio nell’ONU, si permettono di rifiutarsi di riconoscere l’esercizio di un diritto universale. E lo fanno in totale impunità, infischiandosene, oltretutto, della sovranità di un paese del Sud e di tutta la regione Latinoamericana che ha sostenuto unanimemente il mio asilo, cosa che costituisce un grave insulto alla dignità dei nostri popoli e al sistema dell’ONU contemporaneamente. E questo, ripetuto per anni, mostra il deterioramento e la grave regressione del sistema internazionale di protezione dei diritti umani per tutti.

Per non parlare del mio paese, l’Australia, un altro servo degli interessi imperialistici, che in sette anni non si è mosso in mia difesa neanche una sola volta e che, anzi, cerca di criminalizzarmi perché non possa tornare a casa. Sebbene una forte Risoluzione della più alta autorità in tema di Detenzioni Arbitrarie abbia stabilito che la mia detenzione sia arbitraria ed illegale e che io debba essere immediatamente liberato e indennizzato, tanto la Svezia quanto il Regno Unito continuano ad ignorarla completamente.

Però nonostante tutto, l’impero non è riuscito a zittirmi. Sono libero semplicemente perché sono libero di esprimermi. E godo di questa libertà grazie al coraggio dell’Equador e di altri Stati, fra cui il Venezuela, che si sono uniti per sostenermi. La mia battaglia può diventare una storia vittoriosa per la libertà d’espressione e per i diritti umani.

La concessione di un salvacondotto sarebbe un atto di giustizia e un riconoscimento di dignità per la regione.

Continueremo ad essere fedeli alla promessa di pubblicare la verità senza paura e senza negoziati sottobanco. Continueremo ad impegnarci nel nostro sforzo per la verità e la giustizia sociale.

La liberazione dei popoli dipende dalla liberazione della mente dei popoli.

Per questo, abbiamo bisogno che sforzi rivoluzionari pacifici come quello di Wikileaks fioriscano in giro per il mondo.

E per questo abbiamo bisogno di fermare la persecuzione contro WikiLeaks e la sua gente.

Facciamolo insieme, oggi. Domani può esser tardi.

Julian Assange, 6 marzo 2017

(ripreso da Cubadebate)

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Alessandra Riccio – Per Antonio Melis

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Ripercorrere l’itinerario di Antonio Melis (1942 – 2016), a sei mesi dalla sua scomparsa, conferma e chiarisce le ragioni della mia stima. Ispanista formatosi in anni in cui l’America Latina e la sua cultura erano una parentesi secondaria nel patrimonio della grande cultura della Spagna, ne ha compreso ben presto l’importanza e si è lasciato soggiogare dal fascino di un mondo che stentava a rimontare il gap che castigava (e castiga ancora) un territorio subordinato, prodotto della colonizzazione e per definizione inferiore. Melis ha cominciato la sua carriera di studioso e di docente misurandosi con due giganti della poesia universale: Federico García Lorca, il poeta surrealista che seppe tirar fuori la Spagna dalla polvere conformista, e Pablo Neruda, i cui versi stavano riscrivendo l’America Latina, la sua geografia, i suoi sentimenti, le sue ferite. Due poeti al tempo stesso locali e universali. Continua a leggere

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Maria R. Calderoni – Il dio spione. La storia di Snowden nel libro-inchiesta di Luke Harding

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Dio esiste ma non vive a Bruxelles. E nemmeno in cielo. Vive in un posto che sta a Fort Mead, Maryland e propriamente si chiama Nsa (National Security Agency), ossia l’agenzia spionistica governativa degli Usa creata nel 1952. Lí dentro c’è dio, il vero dio. Il CyberDio. E a guardarlo bene, da vicino, fa paura. Molto più paura del vecchio dio, al quale, in fondo, ammettiamolo, sono sempre sfuggite un mare di cose. Al CyberDio invece nulla sfugge e in più tutto puó fare. Continua a leggere

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Alessandra Riccio – Il femminismo latinoamericano e le sue proficue differenze interne.

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La coraggiosa Edizioni Arcoiris, di Salerno, ha pubblicato Idee femministe latinoamericane di Francesca Gargallo, siciliana, laureata alla Sapienza di Roma ma operante da molti anni in Messico e nell’America Latina. La seguo da sempre e ne ammiro la capacità di intrecciare teoria, accademia e studi sul campo, un metodo faticoso e necessario per mettere le idee teoriche, brillanti e originali quanto si vuole, alla prova del reale, del concreto e del quotidiano. Continua a leggere

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Ilka Oliva Corado – Il doppio standard delle manifestazioni negli Stati Uniti

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Ilka Oliva Corado è una donna guatemalteca che è arrivata negli USA attraversando clandestinamente la frontiera. Si mantiene accettando quei lavori precari che nessuno vuole più fare. Ha una grande risorsa: guarda il mondo in cui vive e ne scrive. Scrive versi, scrive soprattutto commenti sull’attuale situazione politica nelle Americhe. Si è fatta un nome come opinionista. Un suo libro sull’esperienza del passaggio clandestino della frontiera fra Stati Uniti e Messico uscirà fra poco in italiano per la casa editrice Arcoirisi. Ilka dichiara di non appartenere a nessun partito e di guardare il mondo con gli occhi di una paria, l’ultima fra gli ultimi. Ascoltiamo anche la sua voce in questi primi giorni di insediamento di Trump. Continua a leggere

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Emir Sader – Gli orfani della gobalizzazione neoliberale

Vignetta su Cuba-USA

 

Si stava vivendo un momento privilegiato di mercantilizzazione del mondo, in virtù del quale sarebbero scomparse le alternative, tutte ristrette, nazionali, anti-mercantili, sarebbero scomparse le regolazioni che ostacolavano la libera espansione del capitale. Alcuni paesi dell’America Latina avevano operato controcorrente rispetto a questa tendenza irreversibile ma poi l’Argentina e il Brasile avevano ripreso il cammino della globalizzazione neoliberale e il futuro tornava ad aprirsi per quei paesi. Continua a leggere

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