Marcos Roitman Rosenmann* – La rivoluzione cubana, Fidel e l’Europa

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Nessuna rivoluzione è perfetta. Ci mancherebbe altro. Tutti i processi rivoluzionari hanno luci e ombre, è parte del lavoro politico. La rivoluzione cubana non fa eccezione. Non potrebbe. Come la rivoluzione francese, messicana o russa, è figlia di un tempo storico, di una realtà e di valori che le danno senso. Si rivendicano, si approvano o si respingono. Si lotta contro di loro o a favore. La rivoluzione francese è stata assediata fino a riuscire a piegarne le idee. Sulle sue ceneri si è alzato Napoleone. Così si è costruita un’Europa meno democratica e più monarchica. In America Latina la rivoluzione messicana ha corso la stessa sorte. Continua a leggere

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Irina Bajina – Il nostro comandante, il mio Fidel

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Alla fine è successo all’Avana in una tiepida serata autunnale (cielo parzialmente nuvoloso, temperatura massima 27° C – minima 15° C), dopo la visita di Papa Francesco e di Obama, e prima di Capodanno, che è quando a Cuba la famiglia si riunisce attorno al lechón asado, al maialino arrosto. Di venerdì, che è il giorno più adeguato per morire, e spero senza dolore, russando come un bambino, come capita agli anziani più fortunati. Continua a leggere

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Pepe Mujica – Caro Fidel

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Caro Fidel:
appena appresa la notizia, è stato devastante. Non mi riesce di immaginarti, steso sul piccolo letto di legno che si è trasformato nel tuo ultimo rifugio. E sto qui, seduto all’ingresso della fattoria, pensando a cosa dirò al mondo e a come nascondere queste lacrime, anche se alcuni pubblicitari direbbero che sarebbe meglio si vedessero, che è così che si costruiscono le leggende.

Ma le leggende non si possono costruire, tu sei stato una leggenda, forgiata con lo stesso colpo della mitraglia e la bandiera sventolante nell’accampamento, là nella sierra. Non importa che fosse selva o pampa, è lo stesso, la battaglia duole nelle viscere di quella che chiamiamo la nostra terra. Che percorriamo ma che percorre noi stessi.

E penso di aver avuto fortuna, perché ho raggiunto la poltrona da vecchio e la faccia da “bonaccione” non mi ha mai lasciato, nonostante la prigionia e la tortura; le critiche verso di me sono state minori, non ho dovuto affrontare il rigore del controllo pubblico al quale tu hai fatto fronte con statura di gigante. Hai dato esempio al mondo. Io non sono stato costretto a combattere tra patrioti e traditori, nessuno mi ha mai bollato come un tiranno. Ma questa fortuna può anche essere intesa in modo differente.

Il mondo che ho affrontato io è quello delle carte di credito e delle vite consumate in una lotta per la quale non c’è guerriglia possibile. Tutti mi ascoltano con attenzione, sorridono, applaudono e continuano a condurre le loro vite vuote con cose che li consumano, nel tempo, ma inevitabilmente. Lasci Cuba che continuerà lì, senza analfabetismo, con il miglior sistema di sanitario pubblico, con la migliore educazione del Continente e io ancora qui, nella battaglia, non per la vita, ma contro l’oblio, assorto in una lotta che non ha alcun senso perché il Sud diventa sempre più Sud ogni giorno, i mostri insistono nell’avanzata e adesso ci attaccano da tutte le parti.

La breve illusione del continente bolivariano torna a svanire, con la scomparsa di Hugo Chavez, l’ignominiosa uscita di Dilma Rousseff e Cristina Kirchner, il mio confino in uno scranno del Parlamento e lo stato di orfani in cui ci lasci. Presto l’assurdità di un mondo che non impara dalla sua Storia ci divorerà nuovamente.

Le ombre ci perseguitano e per oggi, caro amico, te ne sei andato e non terremo un’altra di quelle interminabili conversazioni in cui si respiravano amore e vittoria, dalle quali uscivo ringiovanito, sentendo che avrei potuto affrontare il più temibile dei  mostri o attraversare l’abisso con una sola spinta. La tristezza è inevitabile.

Ma che mi diresti tu? «Dai non fare lo scemo, non  essere triste; che c’è? È solo carne e pelle, non fare il morto tu, la lotta continua e va avanti in ogni caso», poi io dico alla mia mente provata: «Lui non parlava così, non era irriverente», meglio pensare che avresti detto qualcosa di più brillante, non le storie di questo vecchio scemo che strappa applausi della folla, ma non è riuscito a muovere il suo popolo come te. Da Oriente appare una battaglia finale? Difficile, non impossibile… nel frattempo, a te, stella dei Caraibi, una strizzatina d’occhio e un “¡Hasta la victoria… siempre!”.

El Pepe

(cubainformazione 28.11.2016)

 

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Giuseppe Cassini – FIDEL CASTRO: IN MORTEM

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Ho avuto la fortuna di condividere con Cassini un periodo della sua missione diplomatica a Cuba fra il 77 e il 78. Il suo misurato, lucido commento in morte di Fidel è stato l’antidoto necessario per neutralizzare i troppi veleni inghiottiti.

Solo i Grandi lasciano dietro di sé odi indelebili e ammirazione sconfinata. E solo chi è naturalmente dotato di straordinario carisma suscita emozioni straordinarie. Anche i diplomatici possono provare emozioni: noi giovani diplomatici in servizio all’Avana eravamo emozionati ogni volta che incontravamo Fidel per lavoro o in pubbliche occasioni. Erano gli anni Settanta. A Washington la Commissione Church aveva avuto il coraggio di scavare nei maleodoranti recessi della CIA e scoperchiare le sue “intrusioni” in mezzo mondo. Quelle che riguardavano Cuba avevano un sapore tragicomico, dato che per far fuori il lìder màximo le avevano pensate tutte: sigari avvelenati, mute da sub cosparse di sostanze letali, polverine depilatorie per rovinargli la barba… Lui ci scherzava su anche con noi: «Se la sopravvivenza ai tentativi d’assassinio fosse una prova olimpica, la medaglia d’oro l’avrei vinta io». Continua a leggere

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Harold Cárdenas Lema – L’ultimo grande rivoluzionario

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Bandita la retorica, c’è solo dolore in questo marxista cubano preparato, ma non pronto a ricevere la notizia della morte di Fidel.

 Cuba non cambierà tanto, ma cambierà tutto. Fidel Castro è morto e io non voglio saperne di critiche o di bisogni quotidiani. Devo scrivere e lo farò anche se di sabato nessuno legge un blog, è un debito con l’ultimo grande rivoluzionario del secolo XX. Continua a leggere

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Movimenti popolari del mondo in dialogo con Papa Francesco – Proposte di azione trasformatrice*

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 Gli scartati del sistema, uomini e donne, riuniti in questo III Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, individuano la causa comune e strutturale della crisi socio-ambientale nella tirannia del denaro, cioè nel sistema capitalista imperante e in un’ideologia che non rispetta la dignità umana. Continua a leggere

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Ramón Pedregal Casanova* – Obama, imbiancatore di sepolcri, a non più rivederti

 

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Dovunque vada, mostra i suoi denti bianchi, ci sorride o ci minaccia? Solo in Giappone l’ho visto con la bocca chiusa; il fatto è che un yankee, agli ordini di un altro presidente yankee, aveva sganciato due bombe atomiche sul paese che stava visitando. Ha voluto imbiancare un simile gesto col suo silenzio? I suoi atti parlano: non ha nessuna stima della gente semplice. Non ha cambiato nessun obbiettivo. Il suo staff di agitazione e propaganda, psicologi, artisti, letterati e propagandisti rivolta qualsiasi parte della Storia e se non gli riesce, questo staff gli ricorda le parole che ha pronunciato a Cuba: “non parliamo del passato, è roba vecchia”. Continua a leggere

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