Rosa Miriam Elizalde – Vi dice qualcosa il nome di Esteban Ventura?

 

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La famiglia di uno dei più celebri torturatori dell’epoca di Batista, sta reclamando le sue antiche proprietà a Cuba.

Lui era il proprietario del casale “El Rosario”, al sud dell’Avana. Un muro di pietra circondava un paesaggio campestre, quasi bucolico, con un cielo limpido, alberi frondosi ed erbe ondeggianti, come cullate dal vento. Al centro, la casa padronale.

La foto in bianco e nero che immortala questo paradiso istantaneo è stata presa più di sessanta anni fa. Quando, il 1 gennaio del 1959 sono arrivati i ribelli, il proprietario del casale, Esteban Ventura Novo, era in volo verso la Repubblica Domenicana sull’aereo nel quale stava fuggendo, insieme a uno scelto gruppo di suoi uomini di fiducia, il dittatore Fulgencio Batista. Continua a leggere

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Casa de las Américas – La Nostra America in una nuova ora dei forni

 

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Tutto contro il Venezuela, nessuna opzione esclusa. Ma non per questo gli Stati Uniti lasciano in pace Cuba. L’arma degli articoli dormienti della legge Helms-Burton sono micidiali ed hanno conseguenze in tutto il mondo. E’ un’arma letale contro il commercio, l’import-export. Insieme a tutti gli altri espedienti contro quel che resta del grande progetto di unione regionale nostramericana, hanno indotto Raúl Castro, pochi giorni fa, ad lanciare l’allarme: ancora una volta il popolo cubano deve essere pronto a nuovi sacrifici. La prestigiosa istituzione culturale Casa de las Américas, se ne fa eco. (A.R.)

Di fronte alle recenti misure dell’attuale governo degli Stati Uniti contro paesi della Nostra America che confermano i torvi propositi che l’élite di quella nazione ha continuato a mantenere per più di due secoli, la Casa de las Américas si sente obbligata a far conoscere la seguente dichiarazione. Continua a leggere

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Abel Prieto – “Capitan America, il mio futuro dipende da te”

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Abel Prieto è stato a lungo ministro della Cultura di Cuba per passare poi ad essere assessore del Presidente Raúl Castro. Ha ricoperto altri incarichi importanti ed è anche scrittore. In questo articolo punta il dito su un fenomeno davvero inquietante, che non riguarda solo l’America, ma certamente anche noi in Europa e oltre. Si tratta del “povero di destra”, un cittadino che va contro i suoi stessi interessi influenzato dall’industria del divertimento che non è per niente innocente.

Il Ministro della Cultura venezuelano, Ernesto Villegas, ha richiamato l’attenzione sull’uso, da parte dell’opposizione chavista di simboli yankee nelle marce e nelle manifestazioni. La bandiera degli Stati Uniti, l’effige dello zio Sam, la copia della Statua della Libertà e perfino personaggi dell’intrattenimento, hanno sfilato per protestare contro il governo legittimo del Presidente Maduro, per appoggiare Guaidó e compiacere gli yankees. Continua a leggere

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Jorge Angel Hernández – Avvocati per la guerra culturale

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Nel 1996, Bill Clinton governante, gli Stati Uniti promulgarono la Legge Helm-Burton, uno strumento che inaspriva il già feroce e quarantennale Blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba. Non tutti i commi di quella legge vennero applicati; se ne stavano lì, minacciosi e inapplicati. Come il Titolo III “che permette che gli statunitensi, compresi i cubani naturalizzati, possano adire ai tribunali degli Stati Uniti per citare le compagnie che presumibilmente stanno beneficiando di proprietà a Cuba che erano di loro proprietà fino a quando sono state confiscate dalle autorità emanate dalla rivoluzione del 1959”. Adesso, Trump governante, senatori e avvocati si scatenano richiedendo l’applicazione del Titolo III. Per i cubani questa è guerra culturale. (A.R.)

Non appena vinse la rivoluzione, Orestes Ferrara decise di abbandonare l’Isola di Cuba. Il nuovo ordine politico non andava d’accordo con il suo modus operandi da politico d’operetta, promotore speculativo della stampa e insaziabile possidente. Da più di mezzo secolo si è saputo, dalla sua stessa cinica testimonianza, che era responsabile della morte di un cittadino durante l’incendio del Municipio di Vueltas, incendio appiccato con le sue mani nel 1905. Non solo ne era uscito impune, dopo la vittoria del Partito Liberale presieduto da José Miguel Gómez ma continuò ad accumulare falsi meriti e vere ricchezze sia in denaro che in beni. Continua a leggere

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Alessandra Riccio – Novità dal Venezuela? niente di speciale, è solo guerra!

 

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Domenica scorsa, a “Prima Pagina”, la bella trasmissione mattutina di Radio3, un ascoltatore ha chiesto al giornalista di turno come mai non arrivassero più notizie dal Venezuela. E già, come mai? Il giornalista ha dato qualche risposta confusa in cui non mancavano le accuse a Maduro di essere un dittatore. Mancava invece la notizia: il grande sabotaggio al sistema elettrico nazionale dopo il disastro dei giorni intorno al 7 marzo, disastro finalmente riparato appena una settimana fa e adesso, il 29 aprile, di nuovo saltato a causa di un “attacco brutale, feroce e criminale”, così l’ha definito il Presidente, che ha fatto esplodere gli apparecchi di trasmissione principale. Per quest’ultimo attentato, Maduro ha accusato ancora gli Stati Uniti (“Trump non ha potuto vedere realizzata l’invasione militare e adesso ci prova con la guerra elettrica”) ma ha parlato anche di “talpe” all’interno della compagnia elettrica, di infiltrati che sostengono questa guerra scatenata dagli interessi del capitalismo. Continua a leggere

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Alessandra Riccio – Quando si tratta di Venezuela, la storia è sempre quella

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Nel 2012, nel sito della rivista “Latinoamerica”, tenevo una rubrica da cui ho ripescato questo articolo a proposito delle ultime elezioni vinte dal Presidente Chávez, gia mortalmente ammalato. Mi è parso utile riproporlo quando tocca a Maduro la parte del cattivo nella pellicola prodotta a Washington e sponsorizzata in Europa. Continua a leggere

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Aram Aharonian  – La crisi venezuelana catapulta la giunta militare in Brasile

 

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Meno di due mesi è durato il governo di Jair Bolsonaro: il posizionamento del Brasile di fronte alla crisi venezuelana e la sua incondizionata alleanza con Stati Uniti e Israele ha messo sotto pressione i ministri militari nell’assumere il potere che sorvegliano dal golpe del 2016 contro la Presidentessa Dilma Rousseff. Sei militari, Augusto Heleno, Hamilton Mourão (vicepresidente), Carlos Alberto dos Santos Cruz, Eduardo Villas Bôas, Fernando Azvedo e Silva e Floriano Peixoto Neto, che hanno sostituito il ministro licenziato Gustavo Bebiano a capo del Segretariato generale della Presidenza, formano la “giunta militare” virtuale. Continua a leggere

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