Miguel Angel García Alzugaray – I padrini della contra nicaraguense

 

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La storia dell’ingerenza USA in Nicaragua risale al 1854, quando la potenza del Nord bombardò e distrusse il porto di San Juan del Norte con il pretesto di una tassa ufficiale allo yacht del suo rappresentante Cornelius Vanderbilt, ancorato lì.

Da quell’epoca e fino alla costruzione del Canale di Panama, il Nicaragua fu importante per l’America del Nord perché rappresentava un possibile ponte tra gli oceani Pacifico ed Atlantico.

Dopo altre manovre interventiste, nell’agosto 1909, la soldatesca USA rioccupa il paese per sostenere il regime fantoccio del presidente conservatore Adolfo Díaz. Presero Managua, la capitale, e le importanti città di Granada e León, e rimasero nel paese fino al 1933, dopo una rivolta popolare di sei anni, guidata dal generale Augusto Cesar Sandino.

Nel 1934, il popolare leader fu assassinato dal capo della Guardia Nazionale, il successivo dittatore Anastasio Somoza García, con la complicità dell’ambasciatore USA. La dinastia dei Somoza perdurò fino al 1979 con la caduta dal potere del figlio più giovane, Anastasio Somoza Debayle, per mano della Rivoluzione Sandinista.

La storia del governo USA che interviene in Nicaragua, a partire dalla metà del XIX secolo, seguita da una guerra segreta orchestrata dalla CIA che ebbe inizio dopo la rivoluzione nicaraguense del 1979, e che comprende atti di terrorismo ed una campagna propagandistica sponsorizzata da Washington contro i sandinisti che rovesciarono il governo del tiranno Somoza, raramente si menziona nei media sottomessi all’impero yankee.

Venti anni dopo la Rivoluzione Cubana (1959) si concluse in trionfo una seconda guerra di guerriglia in America Latina con la liberazione del Nicaragua. La campagna di lotta si era prolungata per due decenni, dal 1959 al 1979; ma gli ultimi due anni di questo periodo furono l’apogeo. Dopo una serie di insurrezioni urbane, tra il 1977 ed il luglio 1979, le colonne sandinisti avevano liberato le città di Matagalpa, Leon, Masaya, Chinandega ed, infine, Managua.

Incapace di tollerare l’esistenza di una rivoluzione popolare in America Centrale, nei primi anni 80, gli USA finanziarono e sostennero militarmente la nascita di bande armate controrivoluzionarie geograficamente situate nella regione rurale del nord, vicino al confine con l’Honduras e nella costa atlantica.

A partire dal 1981, il governo di Ronald Reagan aumentò progressivamente il suo sostegno ai contras. S?inviarono più di 300 milioni di dollari in aiuti ed equipaggiamento ed i controrivoluzionari ricevettero addestramento militare dal 1982 al 1990. Gli USA imposero anche un embargo commerciale al Nicaragua e bloccarono i prestiti di molte istituzioni finanziarie internazionali.Queste misure debilitarono la fragile economia nicaraguense, mentre gli attacchi della contra causavano perdite in agricoltura, commercio e danneggiavano le infrastrutture del paese. Quando il conflitto tra il governo e la contra si aggravò e gli scontri si generalizzarono in tutto il paese, decine di migliaia di nicaraguensi furono costretti ad abbandonare le loro case e spostarsi in altre parti del paese a causa della violenza. I sandinisti risposero alle minacce della contra organizzando un esercito popolare che combattè con coraggio questa aggressione.

Il supporto di Reagan alla contra provocò una grave disputa politica negli USA, che culminò con lo scandalo noto come Irangate, uno scandalo che ebbe luogo nel 1985 e 1986, in cui diverse alte cariche dell’amministrazione Reagan furono coinvolte in una vendita illegale di armi.

Alla fine del 1986, lo scandalo politico scoppiò a Washington. Ufficiali dell’alto comando del presidente Ronald Reagan furono esposti per avere segretamente violato la politica estera ed interna USA.

La tenebrosa mano di Posada Carriles

Il sostegno USA ai contras in Nicaragua fu rivelato al pubblico quando il governo sandinista abbattè un aereo USA che trasportava rifornimenti e, il giorno successivo, catturò uno dei membri dell’equipaggio. Il C-123 trasportava, in segreto, armi e rifornimenti alle bande contras in Nicaragua, per conto della Central Intelligence Agency (CIA). Eugene Hasenfus, uno degli occupanti del velivolo, si lanciò col paracadute e -all’essere catturato raccontò al governo sandinista che il velivolo era parte di un’operazione della CIA, di appoggio ai contras.

In una conferenza stampa, che fu sepolta sotto la valanga di notizie circa i collegamenti di Washington con il velivolo, l’allora vice ministro degli interni del Nicaragua, assicurò che l’operazione coinvolgeva due cubani che, continuamente, si vantavano della loro amicizia con l’allora vice presidente George H. Bush. Uno di loro, aggiunse il funzionario, basandosi sulla testimonianza di Hasenfus, si chiamava Luis Posada Carriles e “gli piaceva vantarsi di essere un amico personale di George Bush”. Con le dichiarazioni di Hasenfus, iniziò   il cosiddetto scandalo Iran-Contra, l’ imbarazzante fiasco dell’intelligence USA che svelò il finanziamento della guerriglia contras con il denaro della vendita illegale di armi. Benché al principio solo si conoscevano gli pseudonimi dei cubano-americani, giorni dopo la caduta dell’aereo, il governo nicaraguense li identificò come Félix Rodríguez, che operava sotto l’alias Max Gómez, e Luis Posada Carriles, che ha lavorava sotto il nome di Ramón Medina.Documenti declassificati, rivelati dagli Archivi della Sicurezza Nazionale, gettano nuova luci sul ruolo di Luis Posada nelle operazioni di rifornimento dei contras. Posada fu incaricato, dalla CIA, di dirigere il rifornimento aereo dei contras del Nicaragua, l’organizzazione logistica di quelle risorse di guerra e la cura del personale coinvolto nell’operazione e, personalmente, fece parte di molti dei voli per la fornitura di armi a coloro che combattevano il governo sandinista,

Lo scandalo fu completo il 21 novembre, quando si seppe che Oliver North e Fawn Hall, consiglieri presidenziali, avevano distrutto importanti documenti. Entro il 25, il procuratore generale Edwin Messe ammise che con i proventi della vendita di armi all’Iran era stata resa possibile l’assistenza finanziaria ai contras del Nicaragua. L’operazione di vendita illegale di armi produsse oltre 47 milioni di dollari, denaro gestito da North attraverso una rete di conti bancari in Svizzera.

I contras di oggi, spesso soprannominati “il riarmato”, in realtà sono una imitazione di ciò che una volta furono. Si lamentano di essere rovinati e affermano che la ragione per cui non hanno più successo è che non hanno un aiuto internazionale, come lo ebbero durante l’amministrazione Reagan. Ma ora, con l’amministrazione Trump alla Casa Bianca, si sentono nuovamente sostenuti, poiché il rapporto tra USA e Nicaragua ritorna ad acutizzarsi, specialmente dopo aver votato contro il piano di Trump e Netanyahu di spostare l’ambasciata USA a Gerusalemme. Gli attacchi interventisti, prima dei congressisti USA contro il Nicaragua ed il suo governo rivoluzionario, così come l’organizzazione ed il finanziamento dei gruppi estremisti che oggi promuovono il caos e la violenza interna, sono parte del piano di destabilizzazione regionale intrapreso dai settori più retrogradi del capitalismo mondiale, il cui centro si trova nella nazione settentrionale.Nelle ultime elezioni presidenziali in Nicaragua, il Comandante Daniel Ortega e la sua compagna di corsa Rosario Murillo hanno ottenuto oltre il 70% dei voti validi, ciò che ha ratificato la fiducia del popolo nelle autorità del governo di Riconciliazione Nazionale e Unità ed il piano di sviluppo sostenibile in corso.

Per gli USA, sempre in contromano alla storia, il Nicaragua è un altro dei suoi nemici ideologici nella parte meridionale del continente. Recentemente, il piccolo paese centroamericano ha, ancora una volta, dimostrato la sua dignitosa posizione politica opponendosi all’interno dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA) -insieme ad altre nazioni progressiste- all’applicazione della cosiddetta Carta Democratica contro il Venezuela, un meccanismo isolazionista e di rappresaglia ad un paese sovrano.

C’era, quindi, da aspettarsi una reazione aggressiva di Washington contro il governo del Nicaragua, come ha fatto contro quello di Nicolas Maduro ed i suoi pari di Bolivia ed El Salvador, -ed in precedenza contro l’Argentina, l’Ecuador, il Brasile e l’Honduras- per mantenere, come principi, l’indipendenza e la sovranità dei propri popoli.

(Tred. Francesco Monterisi)

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Boaventura de Sousa* – Le vene aperte del Nicaragua

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Appartengo alla generazione di quelli che negli anni 80 vibravano con la rivoluzione sandinista e l’appoggiavano attivamente. L’impulso progressista rianimato dalla rivoluzione cubana del 1959 si era impantanato in gran misura a causa dell’intervento imperialista degli Stati Uniti. L’imposizione della dittatura militare in Brasile nel 1964 e in Argentina nel 1976, la morte del Che Guevara in Bolivia nel 1967 e il golpe di Augusto Pinochet in Cile contro Salvador Allende nel 1973 erano i segni più eclatanti del fatto che il subcontinente americano era condannato ad essere il cortile di casa degli Stati Uniti, sottoposto alla dominazione delle grandi imprese multinazionali e delle élites nazionali d’accordo con quelle. In sintesi, veniva impedito di pensarsi come un insieme di società inclusive centrate sugli interessi delle grandi maggioranze impoverite. Continua a leggere

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Iroel Sánchez – Lopez Obrador: Oh, che sarà, che sarà?

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Molti analisti parlano e scrivono del profilo che manterrà il neo eletto governo di Manuel López Obrador, se sarà di sinistra, di centro-sinistra o di centro-destra; la verità va oltre i nostri sforzi di classificazione e mostra due cose importanti: AMLO è anti neoliberale ed è nazionalista, ed essere queste due cose in America Latina nel 2018 è pure troppo. Di nazionalisti e di anti neoliberali è lastricato il cammino delle sconfitte popolari quasi sempre per mano di interventi stranieri, striscianti o no. Continua a leggere

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Piedad Córdoba – No, queste morti non sono normali

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Non è normale che in più di un mese (fra il I° giugno e il 3 luglio) siano stati assassinati 19 operatori sociali in Colombia; e non è neanche normale che milioni di colombiani continuino ad ignorarlo o a restare sorpresi quando lo apprendono. Di chi è la colpa? Su chi puntiamo l’indice per questi omicidi e chi condanniamo per il silenzio? I frequentatori delle reti sociali indignati continuano a commentare nei loro post, con immagini cruente degli assassinati, che il calcio ci ha accecato come società, altri hanno osannato i goal ma quando poi è venuto il momento della sconfitta della squadra nazionale in Russia, non hanno potuto frenare la tristezza paragonandola al dolore per i leaders assassinati. Continua a leggere

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Eduardo Fabbro – Morena, il catalizzatore sociale

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Il Messico ha una virtù segreta: negli ultimi decenni è stato il paese in cui sono nati i movimenti politici e sociali più importanti dell’America Latina. A mezzanotte del 31 dicembre del 1993, lo zapatismo ha fatto irruzione sullo scenario continentale con un gruppo di uomini e di donne incappucciati che agivano non solo in difesa dei diritti indigeni nella regione del Chiapas ma che mettevano in discussione il liberalismo mondiale. Continua a leggere

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Atilio Boron – Lento parto in Colombia

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Il risultato del secondo turno delle elezioni presidenziali in Colombia ha sentenziato la vittoria del candidato della destra, Ivan Duque, che ha ottenuto 10 milioni 362 mila 80 voti contro gli 8 milioni 28 mila 33 del suo rivale, Gustavo Petro, candidato della coalizione Colombia Humana. Continua a leggere

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Cubadebate – Martinelli implora il perdono in cambio dei favori fatti alla CIA

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L’ex presidente panamense Ricardo Martinelli (2004-2009) ha riconosciuto il suo servilismo nei confronti dei servizi speciali USA contro Cuba, in un messaggio al governo e popolo USA pubblicato dalla stampa locale.”Quando la CIA (Central Intelligence Agency) mi ha chiesto di bloccare una nave della Corea del Nord proveniente da Cuba che attraversava il Canale di Panama, non ho battuto ciglio. Personalmente ho ispezionato la nave”, ha segnalato nella sua lettera.

“Dopo il sequestro della nave, il presidente USA mi ha ringraziato per aver obbedito alla CIA, ha scritto Martinelli, che in una imbarazzante confessione ha detto che non ben definite autorità cubane lo hanno minacciato per questo mentre quelle USA sono arrivate “a tranquillizzarmi”. Continua a leggere

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