Homero Quiroz – Le ribellione dei paria e l’abisso dei mancati incontri

Il Perù attuale è un paese rotto, senza direzione ma è anche un paese zoombi e snob. “Attrazione dell’abisso”, “salto nel vuoto”, “la minaccia comunista”, “senderista” sono le prime reazioni ai risultati di domenica quando un maestro delle elementari, dal lontano paese di Cajabamba a Cajamarca ha scompigliato lo scacchiere politico degli ultimi decenni.

Sono le reazioni tipiche di determinati gruppi sociali privilegiati, di una classe media timorata, di una certa stampa ligia al sistema e di una sinistra liberale incapace di leggere il presente. Ma è anche la paura del grido popolare e dei volti emarginati degli umili che cercano di scalare il potere attraverso le urne per costruire finalmente questa promessa di una nazione rimandata fin dai primi tempi della repubblica, come direbbe lo storico Jorge Basadre.

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Jorge Arreaza – Lettera al Direttore di BBC Mondo

“Signor Tim Davie, direttore generale della BBC, Londra, Regno Unito.

Le scrivo questa lettera rispettosamente, obbligato dalle circostanze ed a causa della linea editoriale che il suo network BBC Mundo sta portando avanti sulla realtà della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Mi riferisco alla modalità di attaccare e dare validità a posizioni politiche (a noi avverse), nascondendole con un alone di “obiettività” e (mi riferisco) nel caso specifico, all’approccio informativo sul “trattenimento”, per usare una parola gentile, delle 31 tonnellate d’oro che appartengono al Venezuela nei caveau della Banca d’Inghilterra che, al di là del taglio apparentemente “equilibrato” delle informazioni (da voi date), tralascia il vero carattere di questa misura arbitraria: privare il popolo del Venezuela delle proprie risorse sovrane in un momento di crisi sanitaria globale. Mi permetto di condividere con voi alcune considerazioni che ho già espresso in un altri momenti, per quanto riguarda i mezzi di informazione occidentali e il ruolo che hanno assunto ormai da tempo. Le grandi agenzie di stampa, i servizi di informazione occidentali e i media privati hanno svolto un ruolo di omogeneizzazione della informazione per fabbricare una rappresentazione uniforme di un determinato Paese sotto lo sguardo uniforme dell’Occidente per giustificare ogni tipo di aggressione. A questo fine, si concentrano sui problemi (di un Paese) dandogli ampio risalto ma nascondono le cause che li hanno prodotti e quindi arrivano alle loro conclusioni, confermando i pregiudizi, ed assegnando in maniera arbitraria il titolo di chi sono i “colpevoli”, i “buoni” e i “cattivi” e vengono proposte “soluzioni” che non sono altro che le agende politiche di interessi innegabili. Sebbene la tecnica sia molto più antica, segnalo che a partire dal 2003 in Iraq, fino ad oggi, si ripete lo stesso schema: la costruzione di un nemico, di un “cattivo”, sul quale vengono eluse le informazioni che pongono in dubbio la veridicità delle notizie promosse in modo che non ci siano altre versioni. Questa maniera di presentare le notizie come “oggettive” è ciò che BBC Mundo considera giornalismo “accurato, imparziale, indipendente e corretto”.La BBC, in tutte le sue forme, è stata al fianco della normalizzazione delle fake news con risultati concreti, distruttivi e mortali per migliaia di persone. Cominciano dandogli una base o rafforzando una versione parziale la cui falsità non può essere sostenuta nel tempo: le “armi di distruzione di massa” dell’Iraq, i “combattenti per la libertà” di Al Qaeda in Siria o la falsa legittimità di Juan Guaidó come presidente venezuelano sono alcuni esempi. Un altro buon esempio di quanto sopra esposto è il modo in cui si presenta la Repubblica Bolivariana del Venezuela, per quanto riguarda il contesto dei sui rapporti con gli Stati Uniti e l’arrivo di una nuova amministrazione alla Casa Bianca, nell’articolo “5 controverse politiche di Trump che sono sopravvissute all’attacco di Biden contro l’eredità dell’ex presidente”, pubblicato il 2 febbraio di quest’anno.L’articolo dice che gli Stati Uniti sono stati “il primo paese a riconoscere” la “Presidenza” di Juan Guaidó come se ciò fosse un’azione indipendente e non il prodotto dell’attuazione di un piano per creare un governo parallelo in Venezuela per sostituire arbitrariamente il presidente legittimamente eletto, un piano ideato e attuato proprio dagli Stati Uniti. (L’articolo) assicura inoltre che tutto ciò è stato causato dal presidente Nicolás Maduro che “si è rieletto” e si portano come pretesto i “brogli”. L’articolo di “analisi” aggiunge poi che è per questo motivo che il governo di Donald Trump “ha imposto una serie di forti sanzioni non solo ai membri del governo Maduro, ma anche all’industria petrolifera del Venezuela”.Affinché questa narrazione abbia credibilità, la BBC ha omesso la natura artificiale e telecomandata dell’intera operazione intorno a Juan Guaidó ed ha nascosto l’esistenza di un popolo che ha votato per il presidente Maduro.La descrizione di queste due verità avrebbe reso non credibile la tesi che (Maduro) si è “rieletto (da solo)” ed avrebbe evidenziato che le sanzioni contro il Venezuela non avevano un motivo valido. In questo modo, la BBC Mundo ha diminuito l’impatto delle misure coercitive unilaterali, dell’assedio e del soffocamento che il Venezuela sta vivendo, riducendo così le responsabilità dirette che hanno i governi occidentali, le istituzioni finanziarie e le organizzazioni della “Società civile” nella organizzazione di questa storia.L’articolo commentato è stato pubblicato una settimana prima della pubblicazione del rapporto dell’Ufficio per il Rendiconto del Governo degli Stati Uniti (8 febbraio), e quasi due settimane prima della relazione preliminare della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali per il godimento dei Diritti Umani (12 febbraio), dopo la sua visita di 12 giorni in Venezuela. Entrambi i documenti evidenziano il peso delle misure coercitive contro l’intera popolazione, contrarie alla legge internazionale, nonché il danno causato alla salute dell’economia venezuelana. Scrivo questa lettera il 13 febbraio e, durante le due settimane descritte sopra, la BBC Mundo non si è nemmeno preoccupata di recensire o commentare marginalmente entrambe le conferme di quanto il Venezuela e gran parte del mondo ha denunciato. Andando avanti nelle citazioni, affinché alcune (vostre) affermazioni abbiano rilevanza e plausibilità, nascondete in maniera grossolana una parte della popolazione e la realtà venezuelana. Nell’articolo del 3 febbraio di “analisi economica” intitolato “Il piano di Maduro per riempire di dollari le banche del Venezuela”, ci sono solamente due piccole ammissioni indirette sulle cosiddette sanzioni, basate su dichiarazioni di due intervistati, in cui si parla apertamente di misure coercitive unilaterali e, poi, in una inevitabile menzione, della Legge Anti-embargo. Tutto ciò offre un ritratto della realtà (venezuelana) completamente distorto e incompleto, speculando sugli attuali problemi delle attività economiche, commerciali e finanziarie senza dare una informazione obiettiva che possa offrire una vera visione integrale dei fatti analizzati. Questa tecnica di omissioni della BBC è ancora più evidente nel racconto sulla “trattenuta” dei 1.200 milioni di dollari (31 tonnellate d’oro) appartenente allo Stato venezuelano. Con argomenti non autentici e contrariamente alla legge internazionale e venezuelana, il suo paese intende decidere dove sta la legittimità del governo venezuelano e chi deve rappresentarlo.Una volta fallita questa ultima e deplorevole avventura geopolitica, il Regno Unito e le altre “democrazie avanzate” del mondo si trovano ora in un vuoto che danneggia non solo il Venezuela, ma anche quegli stessi Paesi che si sono imbarcati in quell’azione di mediocrità politica guidata da un’amministrazione americana che ha lasciato la Casa Bianca con una crisi profonda che si estende da un estremo all’altro dell’Atlantico del nord.Richiama l’attenzione il fatto che, nella copertura mediatica che la BBC ha dato del processo legale tra la Repubblica Bolivariana del Venezuela e il Regno Unito, si è mai raccontato come sia stata violata, da tutti i punti di vista, la normativa internazionale per favorire una operazione di cambio di governo (ormai fallita).(Non si è mai raccontato) quanto sia stato impedito al governo venezuelano di riacquistare la capacità di manovra per affrontare in modo più efficace la minaccia rappresentata dalla pandemia di COVID-19. Tutta questa vergognosa situazione si è trasformata in una strategia bizantina nella quale gli attori politici decidono di riconoscere legittimità ad una Banca Centrale (nominata da Guaidó) che esiste solo sulla carta come una società di valigette offshore, dove nemmeno il cosiddetto “consiglio di amministrazione” vive nel Paese che pretende di rappresentare e il cui ricorso in tribunale è messo in dubbio. Un semplice conteggio degli articoli pubblicati sull’argomento nel corso del 2020 sul sito web della BBC Mundo in spagnolo (20 maggio, 18 giugno, 2 luglio, 3 luglio e 5 ottobre) mostrano che sono inquadrati negli stessi limiti di analisi, dove l’unico elemento di legittimità per il falso governo è il “riconoscimento di più di 50 paesi” e l’argomento che il governo del suo paese (il Regno Unito), signor Davies, secondo la versione del network che dirige, dice che non sa chi è il legittimo proprietario dell’oro del Venezuela, come riportato nell’articolo del 18 giugno 2020. Con quale manuale o dottrina del diritto internazionale si possono spiegare e convalidare tali affermazioni?Non avete menzionato la proposta del governo venezuelano con la quale i fondi sequestrati nel suo paese sarebbero stati utilizzati nelle cure del COVID 19 in Venezuela.Una conclusione giornalistica molto ovvia sarebbe che la preoccupazione umanitaria che il governo britannico espone in tutti i forum internazionali quando fa riferimento al Venezuela è pura ipocrisia. Il caso dei lingotti d’oro lo dimostra e lo certifica.Nulla assolve la complice omissione e lo sforzo normalizzatore con cui questo articolo accompagna tale controversia. Per il resto non sarà mai abbastanza ricordare che da qui e da altri punti del Sud del Mondo capiamo, forse meglio che chiunque altro, come funziona questo meccanico di normalizzazione; ci rendiamo conto di come, nella cornice di un “consenso fabbricato”, l’illusione dell’equilibrio giornalistico non è al servizio della verità o della giustizia, ma fornisce le strutture che limitano la verità attraverso la trasmissione dell’idea di un dibattito “vivo e dinamico” che si conclude per essere illusorio.Il mese scorso, a nome della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ho consegnato una nota di protesta all’ambasciatore del Regno Unito e dell’Irlanda del Nord, Mr. Andrew Soper, in cui ha denunciato l’utilizzo di fondi pubblici da parte della Fondazione Westminster per la Democrazia (WDF), tra gli altri rami del Governo britannico, per finanziare “media” e formare “giornalisti indipendenti” che sotto la solita facciata di “promozione della democrazia” hanno intrapreso campagne di discredito, subordinate a un’agenda che ha poco o niente a che fare con la risoluzione dei problemi o con la difesa delle giuste cause in Venezuela. Questi ultimi punti, sommati ad interessi concreti nella copertura mediatica della controversia sulla Guayana Esequiba, descrivono un contesto e un panorama che difficilmente potrebbe evidenziare una BBC con una linea editoriale ben intenzionata. In questo senso, e in onore alla tradizione professionale che ha la BBC ha rappresentato per tanti anni, mi rivolgo a voi nella speranza che recuperiate lo spirito originale che in passato ha reso questo servizio di informazione un riferimento mondiale e adotti misure correttive che gli conferiscano di nuovo grandezza, precisione e professionalità nello svolgimento di tale compito.

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Fabián Escalante* – Rullano i tamburi

                                           

Si sente già il forte rullo dei tamburi. Non quello dei nostri aborigeni caribegni o del sud del continente che nelle celebrazioni e nelle proteste vibrano al suono dei loro reclami o delle parole d’ordine. Questi che si sentono adesso sono i rulli dell’Impero nordamericano che si appresta a lanciare un’offensiva generalizzata contro i nostri popoli, al sud del Rio Grande.

No, non sono contenti dello stato di cose che hanno davanti. Pensavano che un nuovo liberalismo con alla testa Bolsonaro (Brasile), Piñera (Cile), Abdo Benítez (Paraguay), Duque (Colombia), Moreno (Ecuador), Hernández (Honduras), Bukele (Salvador), Gianmattei (Guatemala) e altre erbe cattive avrebbero liquidato o per lo meno contenuto la resistenza dei nostri popoli. Ma non è stato così. Le prossime elezioni in Ecuador, e anche nel leggendario Perù, possono rinforzare un blocco di paesi progressisti già integrato da Messico, Argentina, Bolivia, Venezuela,  Nicaragua e Cuba e infliggere un colpo demolitore al “ministero delle colonie” yankee, l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), ristabilendo una Comunità di Stati Latinoamericani e Caribegni, libera da tutele imperiali.

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Víctor Fowler Calzada – Sessantun anni

E’ il tipo (o l’accumulo) di età in cui hai la garanzia che –per lo meno al livello di coscienza di oggi- avanzo o mi addentro nella chiusura di cicli. Secondo il vecchio detto che richiede di «seminare un albero, avere un figlio e scrivere un libro», posso affermare di stare in regola.

Quanto detto implica uno o più giudizi di valore rispetto a quanto fatto, vissuto, raggiunto o sognato. Dalla prospettiva dell’intimità familiare, visto che ho tre figli, debbo pensare, immaginare, discutere, costruire, immaginare il paese che lascio loro. Dall’angolo più proprio della vita che mi è toccato vivere, la coincidenza quasi speculare fra la mia età e l’esistenza del processo rivoluzionario cubano, non posso non pensare a tutte le forme in cui le due dimensioni si connettono. Il che, a sua volta, trascina le storie di coloro che mi precedono: genitori, nonni, zii, cugini, parenti più lontani.

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Atilio Boron – Ecuador, Si annuncia un tortuoso cammino

Dopo aver scansato innumerevoli ostacoli imposti dal Consiglio Nazionale Elettorale (obbedendo agli ordini espressi di Lenin Moreno per mettere fuori gioco, lawfare mediante, il correismo) il binomio di Andrés Arauz e Carlos Rabascall ha potuto partecipare alle elezioni ed imporsi al primo giro. Anche se i sondaggi pronosticavano una votazione superiore al 36% (solo uno ha indovinato quasi matematicamente) la verità è che alla fine della giornata e nel mezzo di un riconto meticoloso dei voti, Arauz ha ottenuto il 32% dei voti. Seguono in un testa a testa e separati da ventisette centesimi, Yaku Pérez (19,87%) del Pachakutik e il banchiere Guillermo Lasso che in questa sua terza candidatura presidenziale ha ottenuto il 19,60% delle preferenze. Manca ancora scrutinare una piccola percentuale di voti che, data la loro locazione regionale, potrebbe ribaltare questa situazione e piazzare Lasso al secondo posto. Ma mentre scrivo, il CNE non ha ancora concluso lo scrutinio. Ci sono state due sorprese nelle votazioni di ieri: una è stata l’avanzata di Pérez che in tutti i sondaggi non sembrava in condizione di poter partecipare alla seconda tornata disputando un posto che l’équipe di Lasso dava per certo; l’altra è stata la fulminea irruzione di Xavier Hervas, un “cavallo nero” come si dice nel gergo politico messicano, che dal nulla (intorno a un 2%) è saltato al 16% dei voti in meno di una settimana servendosi di un intenso –e molto efficace- lavoro nelle reti sociali, soprattutto Tik Tok. Sembrerebbe, a quel che mi dicono i giovani, che Facebook ormai è roba da vecchi; Herbas lo sapeva bene e ha attirato un importante capitale di voti giovanili con la sua strategia.

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Alessandra Riccio – La sinistra latinoamericana per una democrazia rappresentativa, partecipativa e includente

Cominciamo (ricominciamo) dal Foro di San Paolo. È il 1990. Il muro di Berlino è caduto e l’Unione Sovietica sarebbe scomparsa nel dicembre del 1991. Fine di un’epoca, fine del comunismo, fine della sinistra, fine di un secolo? L’Occidente è sotto choc, inebetito. L’esimio Hobsbawm seppellisce “il secolo breve”, lo straordinario novecento, per la pace di molti, ma non di tutti.

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Paloma García – La Cumbre de los Pueblos e l’esercizio della controinformazione

[Paloma García, giornalista della neonata TeleSur, racconta delle prime, impegnative dirette di quella televisione creata su iniziativa di Hugo Chávez per contrastare i monopoli delle grandi catene televisive. Il 4 e il 5 novembre del 2005, a Mar del Plata, la IV Cumbre de las Américas bocciava l’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) voluta da Bush e lanciava l’ALBA (Alleanza Bolivariana  per i Popoli della Nostra America). Diego Armando Maradona era fra capi di stato, Premi Nobel, artisti  e dirigenti rivoluzionari protagonisti di quelle giornate storiche per la sovranità latinoamericana]

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Alessandra Riccio – America, non solo Nord

Hanno spaccato il capello in quattro: la rimonta, i sondaggi sbagliati, il numero dei voti …. E poco rilievo al numero di persone che è voluta andare a votare in un paese dove questo o quello per me pari sono, dove la politica è delegata, dove votare è un diritto da acquisire, dove esistono i grandi elettori come ai tempi di Martin Lutero. Trump ha avuto molti voti, Biden molti di più, due più due fa quattro. Ora vuole che si ricontino le schede, è ammesso, si faccia, ma, come ha ricordato Anna Maria Crispino, giornalista attenta alla politica internazionale (questa cenerentola dei nostri media) che ci fa notare sommessamente: “vi risulta che in qualsiasi competizione a due – come nei referendum peraltro o da noi nelle elezioni dei sindaci – non ci si trovi davanti a una spaccatura? Il sì e il no, chi vince e chi perde non sono una divisione binaria? Avreste mai pensato che uno dei due contendenti avrebbe potuto vincere con il 90% dei voti? La logica dello scontro a due produce SEMPRE un vincitore e un perdente”, elementare, Watson; ma non fa sensazione, non urla la notizia, non nuova, che negli Stati Uniti d’America c’è maretta, ci sono divisioni, odi razziali, contrasti ideologici, contraddizioni fra stato e stato e anche fra stato e nazione, agiscono divieti non detti, ma persistenti come quello che ha impedito, fino a ieri, di far coprire da una donna le massime cariche di Vice Presidente e di Presidente, e all’interno dello stesso schieramento (non oso chiamarlo partito), come è stato dimostrato dalla scelta di Biden, dalla bocciatura di Sanders, ecc.

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Itzamná Ollantay – Dimensione politica delle spiritualità indigene

Le comunità aymara e quechua, il 6 novembre (alla vigilia del giuramento ufficiale del nuovo governo), hanno organizzato e celebrato, nonostante le limitazioni in tempo di pandemia, una cerimonia di purificazione e di legittimazione spirituale per il presidente eletto di Bolivia, Luis Arce e per il vicepresidente David Choquehuanca, nell’apoteosico luogo sacro di Tiwanaku. Il meticcio Arce e l’aymara Choquehuanca sono stati simbolicamente investiti del ruolo di governanti a Tiwanaku.

Nelle lotte dei movimenti indigeni e contadini della Bolivia, la pratica di cerimonie spirituali è una costante che si costituisce in elemento centrale della mistica della resistenza e della perseveranza individuale e collettiva nelle battaglie.

Durante il governo di Evo Morales, i riti spirituali indigeni (integrati da elementi cristiani) acquistano centralità negli atti protocollari governativi, al punto che questa scelta viene interpretata dai settori conservatori come l’ “espulsione della Bibbia e dei crocifissi” dal Palazzo di Governo.

Questa epifania rituale ascendente negli spazi politici, proposta da soggetti sociopolitici del Movimento Al Socialismo (MAS), è duramente riprovata da conservatori cattolici ed evangelici, e anche dai presunti indianisti.

I cristiani conservatori qualificano queste pratiche come paganesimo, stregoneria, ecc. Gli indianisti anti MAS li qualificano come  “pachamamismo”, folklore … Ce ne è uno che, nelle sue reti sociali, ha addirittura qualificato i suoi fratelli aymara come “ignoranti” perché realizzano/celebrano cerimonie rituali con Arce e Choquehuanca a Tiwuanaku.

A quel che sembra indianisti, anti-masisti e cristiani fondamentalisti hanno la stessa caratteristica di essere abitati da ciechi dogmatici, da ansia di protagonismo. “Se gli indios non fanno o non praticano le verità che noi insegniamo, sono degli ignoranti pagani”, questo sembra essere il punto di convergenza fra conservatori e indianisti.

A differenza di una religione, la spiritualità è libertà e creatività senza limiti. Pertanto, nella prassi spirituale non c’è posto per l’essenzialismo culturale. Non ci sono riti puri o impuri, né per origine, né per metodo, né per i suoi elementi. La spiritualità e la sua ritualità, a differenza della religione, è creatività, trasgressione, innovazione rispetto delle dottrine o dei dogmi stabiliti.

Nelle spiritualità i rituali si creano e si ricreano costantemente. Per questo non ha senso squalificare la prassi rituale indigena proprio perché fa quello che deve fare: reinventarsi per infondere calore alle lotte libertarie dei popoli, in sintonia con i tempi.

In questo senso, la spiritualità è e dovrebbe essere un elemento costitutivo delle azioni e delle aspirazioni dell’emancipazione dei popoli. La spiritualità è il nucleo della mistica emancipatrice dei popoli subalternizzati.

Esiste sempre la possibilità che la spiritualità, indigena o no, evolva in spiritualismo (prassi rituale sradicata dalla realtà e dalle lotte di emancipazione dei popoli, manipolata da chi detiene il potere). Ma non è questo che constatiamo nel caso della spiritualità plurale dei movimenti indigeni e contadini della Bolivia.

(Resumen Latinoamericano – TeleSUR)

9 novembre 2020


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Miguel Díaz-Canel* – Il blocco imposto dagli Stati Uniti arriva a forme estreme e senza precedenti

[…]

Durante l’anno in corso e sotto le dure e straordinarie condizioni imposte dalla pandemia, l’imperialismo ha deciso di rafforzare il blocco in forma estrema e senza precedenti.

Anche se la reazione al flagello ha avuto successo, in questo periodo affrontiamo serie difficoltà per ottenere gli strumenti di alta tecnologia che permetta una maggiore precisione nelle diagnosi e nel trattamento per il recupero dei pazienti. Il danno si avverte non solo nelle gestioni commerciali associate alla lotta contro l’epidemia, ma anche nell’arrivo dell’aiuto solidale e umano procedente da vari paesi.

E’ una realtà che noi cubani non possiamo ignorare.

Proprio in questo periodo gli Stati Uniti hanno incrementato la persecuzione delle multinazionali finanziarie, intensificando gli sforzi per impedire le forniture di combustibile con azioni non convenzionali improprie in tempo di pace.

Hanno attaccato direttamente il settore dei viaggi, ben prima che ci vedessimo obbligati a chiudere le frontiere come misura di protezione. Allo scopo hanno imposto restrizioni unilaterali e ingiustificate al trasporto aereo fra i due paesi arrivando al colmo di consigliare ai propri cittadini  dove alloggiare a Cuba e dove no.

Sono riusciti, nei mesi scorsi, a limitare al massimo l’invio di rimesse come parte del proposito di evitare qualsiasi entrata di divisa nel paese. Poco fa hanno annunciato nuove misure che annullano nella pratica le possibilità di chi vive negli Stati Uniti di mandare rimesse ai familiari a Cuba attraverso canali legittimi, sicuri e istituzionali.

I pretesti usati e le menzogne del Governo statunitense per giustificare questo modo di fare sono sempre più cinici e svergognati. Non ci si può ingannare, si tratta di un operare che danneggia un numero considerevole di compatrioti e il loro vincolo con le famiglie e i congiunti che vivono nel paese vicino.

Abbiamo insistito e conviene sottolinearlo: il blocco economico è privo di giustificazione politica, giuridica e morale, e continua ad essere il principale ostacolo al progresso dei rapporti bilaterali di Cuba con gli Stati Uniti.

Il danno che provoca nel benessere della popolazione, nella capacità del paese di soddisfare tanti bisogni e nel mantenere la garanzia dei servizi basilari, è innegabile. Danneggia la vita di tutti i cubani in un modo o nell’altro.

Il Governo nordamericano deve affrontare la realtà indiscutibile che pur se il blocco danneggia il popolo cubano nel suo insieme, non è, però, capace di piegare la nostra capacità di resistenza.

Castiga le famiglie, i cubani residenti all’estero, viola i diritti umani, rende difficili le comunicazioni, i viaggi, i visti e la riunificazione familiare; però non riesce né ci riuscirà mai, a soggiogare la società cubana al dominio imperialista.

L’ostilità di quel Governo verso l’isola, in un periodo così complesso per la comunità internazionale, comprende l’attacco spietato contro la cooperazione medica internazionale offerta da Cuba. Le pressioni e le minacce esercitate contro molti paesi per farli desistere dal sollecitare o accettare l’aiuto cubano, hanno raggiunto livelli vergognosi e senza precedenti.

Nel contesto della crisi generale provocata dalla pandemia COVID-19 e dalle sue sequele, noi paesi del Sud stiamo affrontando una situazione economica internazionale molto sfavorevole.

Costerà molto discernere a fondo l’impatto sulla stabilità economica e produttiva a livello globale, sull comportamento dei flussi commerciali e di rifornimento, sui progressi tecnologici, sulla struttura delle comunicazioni e del trasporto.

Bisogna ancora fare una stima dell’effetto sulle prospettive del turismo internazionale e dei viaggi, delle matrici energetiche di molti paesi, dei prezzi e della disponibilità dei prodotti di base, gli alimenti, le materie prime e le tecnologie avanzate.

Sono tutte realtà che si ripercuotono su Cuba e su altre nazioni. E’ difficile che un paese possa affrontarle da solo.

Abbiamo difeso strenuamente l’impegno di preservare e promuovere il multilateralismo, specialmente mediante il rafforzamento del ruolo centrale delle Nazioni Unite e lo sviluppo della cooperazione internazionale, cosa imprescindibile per affrontare le sfide e le minacce globali.

La nostra traiettoria di promozione e sviluppo del multilateralismo è nota ed apprezzata. Le brutali pressioni esercitate dagli Stati Uniti per impedire che Cuba, ancora una volta, venisse eletta come Membro del Consiglio per i Diritti Umani, si sono infrante contro il riconoscimento di cui gode il nostro paese nella comunità internazionale.

Con l’approvazione dell’88% degli Stati Membri dell’ONU, Cuba è stata eletta, a testimoniare il suo contributo costruttivo a questa organizzazione della quale siamo fondatori, e il prestigio raggiunto nella difesa e nella promozione dei diritti umani.

Pochi giorni fa sono stati raggiunti i requisiti che assicurano l’entrata in vigore del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari che sarà esecutivo il 22 gennaio 2021. Si tratta di un evento di grande importanza per la pace e la stabilità mondiale e sancisce il successo dello sforzo di numerosi paesi del Sud che reclamano instancabilmente il disarmo nucleare, dove abbiamo avuto una partecipazione attiva. Si materializza anche un sogno di Fidel Castro Ruz che, con la forza delle sue idee è stato un combattente invincibile a favore del disarmo e della pace mondiale.

Nelle vicinanze immediate, la resurrezione della Dottrina Monroe è un’offesa per tutti gli Stati sovrani dell’emisfero il cui diritto alla libera determinazione viene chiaramente messo in discussione dall’ambizione imperialista.

Contro questa minaccia combatte il popolo venezuelano che ingaggia una battaglia eroica contro l’aggressione, l’intromissione nelle sue faccende interne e contro una guerra economica incessante. Ribadisco che la solidarietà e l’appoggio di Cuba alla Rivoluzione Bolivariana e Chavista, all’unione civico-militare del suo popolo e al suo Presidente Nicolás Maduro Moros, che guida il governo costituzionale di questa fraterna Repubblica, sono irremovibili.

A pochi giorni dal 20° anniversario della firma di Fidel Castro e di Hugo Chávez dell’Accordo Integrale di Cooperazione Cuba-Venezuela, ribadisco che, nonostante le pressioni e le minacce degli Stati Uniti, Cuba non rinuncerà a mantenere i suoi rapporti di cooperazione con i fratelli venezuelani.

La straordinaria vittoria del popolo boliviano che ha eletto i compagni Luis Arce e David Choquehuanca nelle elezioni in Bolivia dimostra che non vi fu nessuna frode nel 2019, bensì un colpo di Stato contro il compagno Evo Morales, orchestrato dagli Stati Uniti in complicità con la OEA e l’oligarchia locale.

Sentite congratulazioni al MAS per questa vittoria. Condividiamo la gioia per il ritorno della speranza di recuperare le conquiste sociali strappate al popolo boliviano.

Il popolo del Cile ha ottenuto una grande vittoria popolare che contribuisce molto alla lotta per le rivendicazioni sociali di milioni di cileni e della regione.

Mando un messaggio di solidarietà alla terra di Sandino e di condanna alle pressioni esterne che cercano di indebolire la stabilità e i progressi sociali ed economici della Repubblica del Nicaragua, ottenuti dal Governo di Riconciliazione e di Unità Nazionale presieduto dal Comandante Daniel Ortega Saavedra.

La difesa della dignità e dell’integrazione dell’America Latina e del Caribe trova nei Governi del Messico e dell’Argentina dei fedeli rappresentanti.

Ribadisco l’impegno invariabile con i postulati del Proclama dell’America Latina e del Caribe come Zona di Pace.

(Stralcio del discorso pronunciato il 28 ottobre 2020 all’Assemblea Nazionale del Poder Popular)

* Presidente della Repubblica di Cuba

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