Alessandra Riccio – Stare nella Rivoluzione: Eusebio Leal

Eusebio Leal

Nella sequela di morti che questo 2020 sta trascinando, quella di oggi mi è particolarmente dolorosa: è morto uno di quegli esseri insostituibili e indispensabili che si affacciano di tanto in tanto sulla terra, Eusebio Leal Spengler, Historiador della Città dell’Avana, l’artefice della grandiosa opera di restauro che ha restituito all’umanità il patrimonio di una straordinaria città. La portata del suo lavoro è davvero complessa,  avviluppata in un intreccio di artigianato, cultura, ingegneria, restauro, sociologia, politica, belle arti, conservatoria, ricerca di fondi, relazioni nazionali e internazionali di livello altissimo. L’ho conosciuto quando cominciava ad immaginare quello che poi avrebbe davvero realizzato. L’ho visto crescere, combattere, perdere e vincere e ricominciare sempre a lavorare. Ho intravisto la sofferenza fisica degli ultimi anni e la sua tenacia. Ne avevo parlato in un articolo della bella rivista “Belfagor” nel 2011. Lo saluto oggi, riproponendola a chi non lo avesse conosciuto. Lo saluto con tutta l’ammirazione di chi riconosce in lui un maestro del fare, un grande patriota e un cubano esemplare. Continua a leggere

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Alessandra Riccio – Minà dal backstage

Redazione di Latinoamerica

 

Lo si vedeva comparire un po’ dappertutto, nelle sue vivaci e innovative trasmissioni televisive solo o insieme a Buoncompagni, nello sport e nella musica leggera e perfino sul grande schermo irrompeva fra Sofia Loren e Marcello Mastroianni impegnati nel più divertente streap-tease del nostro cinema, con i suoi baffi e il sorriso simpatico di chi, lavorando, se la godeva davvero. E c’è un tango argentino che gli calza a pennello: La vita è una milonga, bisogna saperla ballare. Sembra frivolo, ma è serio e Gianni Minà ha saputo ballarla questa milonga. Cioè ha saputo interpretare il suo mestiere di giornalista nel modo più completo, innovativo, rispettoso ed etico. L’impiego di questi aggettivi non è casuale e non c’è da meravigliarsi se li uso; il quarto potere va gestito con il massimo della consapevolezza e del rigore e non te lo insegna nessuno: lo impari praticandolo e spiando i grandi maestri, come ha fatto lui. Ha cominciato con lo sport, scuola di giornalismo rigorosissima che esige memoria e studio. Continua a leggere

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Karima Oliva Bello* – Cuba e la complessa relazione fra l’individuale e il collettivo

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Pochi giorni fa sono stati ricordati i 59 anni delle storiche parole di Fidel agli intellettuali cubani. Mi interessa molto un passaggio di quel discorso. Fidel ha detto: «La Rivoluzione (…) deve agire in maniera che tutti quegli artisti e quegli intellettuali che non sono genuinamente rivoluzionari, possano trovare dentro la Rivoluzione un campo dove poter lavorare e poter creare; e dove il loro spirito creatore, pur non essendo scrittori o artisti rivoluzionari, abbia l’opportunità e la libertà di esprimersi. Cioè dentro la Rivoluzione». E subito dopo aveva aggiunto: “Questo significa che dentro la Rivoluzione, tutto; contro la Rivoluzione, niente!». I discorsi non devono essere interpretati al margine del momento storico e del contesto in cui sono stati pronunciati, ma in queste parole Fidel affronta una contraddizione che è ancora vigente, forse una delle più significative con cui si scontra un processo rivoluzionario: la relazione fra l’individuale e il collettivo. Continua a leggere

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Alessandra Riccio – La storia di Elián

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Raccontare una bella storia dopo che ne ha scritto Gabriel García Márquez, è davvero un gesto ardito. Ci provo motivata dai venti anni appena celebrati del ritorno del piccolo Elián González, fra le braccia del padre, nella sua Cuba, il 28 giugno del 2000. Continua a leggere

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Camilo Katari – Un paese recidivo

 

12.10.14 rielezione di Evo

Facciamo ridere il mondo, come ha scritto un collega. Da paese esempio nel continente siamo passati ad essere, di nuovo, un paese che chiede l’elemosina per superare i suoi problemi. Sono più di duemila milioni di dollari quelli che il governo ha ricevuto come entrata per frenare il Covid 19, ma non si è visto neanche un solo piano nazionale per restituire la tranquillità a un popolo che sta vivendo in uno stato d’insicurezza fisica e psicologica.

La fotografia del Governo ci mostra un Ministro che gioca pubblicamente con le bambole, una Ministra degli Esteri criticata dal suo ambasciatore, la stessa Ministra che non si pronuncia quando un Console dello Stato deposita la sovranità nazionale in un altro Stato, una Presidente che non osserva la Costituzione Politica dello Stato, un altro Ministro con una personalità paranoica che vede i fantasmi, per giustificare il suo delirio di grandezza, un Tribunale Costituzionale muto mentre non vengono rispettati i diritti costituzionali, detenuti e detenute che non hanno diritti, Ministri la cui unica attività è quella di emettere dichiarazioni contro il governo precedente, le Forze Armate che scendono in piazza per combattere il Covid19 con armi da fuoco, un Ministro che minaccia di fare scomparire in 10 secondi un cittadino … infine, e per concludere, un paio di giornalisti che trasformano in un “reality” la morte di un essere umano. Continua a leggere

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José Tolentino de Mendonça* – Che vuol dire amare un paese

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Ringrazio il Presidente per avermi invitato a presiedere la Commissione per le celebrazioni del 10 giugno, Festa Nazionale del Portogallo, di Camões e delle Comunità. Queste celebrazioni avrebbero dovuto avere luogo non solo in un altro formato, ma anche altrove, a Madeira. Nel poema di apertura del suo libro intitolato Flash, il poeta Herberto Helder, nato lì, ricorda precisamente “come pesa la radice di un’isola nell’acqua (…)”. Vorrei iniziare questo discorso, che ho pensato come una riflessione sulle radici, per salutare la radice di questa isola-arcipelago, anche la mia radice, che per sei secoli è diventata uno dei mirabili accessi atlantici al Portogallo.

 

È una bella tradizione della nostra Repubblica invitare un cittadino a parlare in questo contesto solenne in rappresentanza della comunità di noi concittadini. Essendo uno dei dieci milioni di portoghesi, oggi mi rivolgo alle donne e agli uomini del mio paese, a quelle e a quelli che lo costruiscono quotidianamente, lo sollevano, lo amano e lo sognano, quelli che giorno dopo giorno incarnano il Portogallo ovunque esso sia: nel territorio continentale o nelle regioni autonome delle Azzorre e di Madeira, nello spazio fisico nazionale o nelle vaste reti della nostra diaspora. Continua a leggere

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Alessandra Riccio – Negro!

 

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“Io non sono un negro, io sono un uomo!”, così lo scrittore James Baldwin pretendeva di spiegare l’enigma del razzismo. Non è il colore della pelle, non è l’origine africana, un uomo diventa un negro quando gli occhi che lo guardano lo vedono diverso e altro. Per essere negro, sosteneva Baldwin, afroamericano di Harlem che ha passato gran parte della sua vita in Francia denunciando la discriminazione razziale e sessuale del suo paese, devi essere visto da sguardi che in quella differenza di pelle vogliono vedere inferiorità e servitù. Baldwin è morto nel 1987 ma pochi anni fa, nel 2016, Raoul Peck ha montato molte sue interviste e dichiarazioni in un documentario che è stato anche candidato al Premio Oscar, e gli ha dato un bel titolo: “I am not Your Negro” (Io non sono il tuo negro), un documentario che è una lezione sul razzismo. Niente di nuovo, naturalmente: nel 1937 Billie Holiday cantava Strange fruit, e quei frutti strani erano i negri linciati dai razzisti e impiccati ai rami degli alberi come ammonimento. Continua a leggere

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Alessandra Riccio – L’isola che c’è

Fidel

L’episodio mi è tornato in mente in questi giorni in cui foto e cronache degli scontri fra manifestanti e polizie di varie parti del mondo non ci sono mancate, specie dopo l’orribile condanna a morte lenta e coram populi di George Floyd per mano di un poliziotto coadiuvato da altri tre colleghi che mantenevano fermo il detenuto già ammanettato. E il ricordo si è materializzato in una foto sfuocata, in bianco e nero, dove tuttavia è facile identificare Fidel Castro con la sua uniforme verde olivo circondato da una folla disordinata. Era l’agosto del 1994, un anno fra i più duri vissuti da Cuba, l’isola ribelle mai perdonata e continuamente sotto attacco. Fu quello un anno durissimo, il più duro del “periodo especial”, un periodo di economia di guerra in tempo di pace in conseguenza della rovinosa caduta del campo socialista in Europa e perfino dell’Unione Sovietica, determinante partner politica e commerciale dell’isola. Erano mesi che le copertine dei giornali, gli strilli dei quotidiani, gli annunci dei tele e radio giornali davano la Rivoluzione per morta e Fidel Castro arrivato alla sua “hora final”. Continua a leggere

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José Manzaneda – La “stampa libera” schiava della guerra contro Cuba e il Venezuela

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Una grande spedizione dall’Iran di benzina, additivi e ricambi servirà ad alleviare la mancanza di rifornimenti di combustibile in Venezuela.[1]

Eppure, in questa situazione, chi è il “cattivo” per una buona parte della stampa internazionale? Sono gli Stati Uniti che proibiscono al Venezuela di acquistare additivi per la fabbricazione della benzina[2]? No: è Cuba. “Maduro importa benzina per rifornire Cuba, i venezuelani soffrono”[3]. “Invece di rifornire il Venezuela, Maduro manderà benzina a Cuba”[4], ecco alcuni dei titoli di questi giorni. Continua a leggere

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Miguel Barnet* – Un punto di inflessione nella storia

 

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Io penso che noi cubani siamo un popolo che ha attraversato molte esperienze dolorose, la schiavitù, le guerre di indipendenza, una Repubblica corrotta di annessionisti e genuflessi; e poi … la Rivoluzione rivendicatrice dei valori essenziali del cubano ma anche di quelli universali, che ci ha fatto attraversare momenti difficili e gloriosi come l’alfabetizzazione, la Riforma Agraria; momenti duri, duri, duri come la Sierra Maestra, la Baia dei Porci, la Crisi di Ottobre, il Quinquennio grigio, il Periodo speciale ma grazie a tutto ciò ci siamo temprati, grazie a queste cose fortunate ma anche a queste occasioni negative, oscure, terribili, abbiamo sviluppato un pensiero stoico, profondo. Continua a leggere

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