Ilka Oliva Corado* – Gli Stati Uniti e la crisi di emigranti cubani

 

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La campagna mediatica internazionale, nella sua agenda contro l’America Latina, davvero ben strutturata per paese e per tempo, da una settimana in qua ripete come un ritornello che il colpevole della emigrazione cubana verso gli Stati Uniti è il Governo dell’isola perché con la sua “dittatura” spinge la gente a lasciare il paese, e perché non offre le condizioni per realizzare una vita integrale. E ci parlano di una “crisi”. Cuba non sta cacciando nessuno dal paese, non li obbliga a emigrare, le loro vite non sono a rischio se restano. Cuba offre una istruzione integrale e le risorse per una vita dignitosa nonostante quel blocco catastrofico che gli comminano gli Stati Uniti ma anche così la trasparenza di quel governo e di quel sistema è di esempio al mondo intero.

Questa emigrazione verso gli Stati Uniti non è forzata, come nel caso dei centroamericani del triangolo nord e dei messicani. Con ciò non voglio dire che i cubani non hanno diritto ad emigrare, naturalmente ce l’hanno come qualsiasi altro cittadino in qualunque parte del mondo, ma le cose devono essere chiamate con il loro nome: la maggioranza dei cubani che emigrano verso quel paese, lo fanno perché si sono entusiasmati con il falso sogno americano che da decenni inganna milioni di persone, infatti non emigrano solo i latinoamericani, ma qui arrivano persone da ogni parte del mondo con lo stesso desiderio; poi quando arrivano si rendono conto che è falso, che questo sogno non esiste, ma siccome si vergognano, vogliono farlo credere, si sentono frustrati, ecc. ecc., non lo dicono e lo serbano nel più profondo della delusione che portano addosso.

Si dice che il governo cubano è il colpevole di questa “crisi dei migranti”. Ma qui l’unico responsabile –perché c’è un responsabile- dell’emigrazione cubana verso il suo territorio sono gli Stati Uniti che con la Legge di “Ajuste cubano”, incentiva la migrazione clandestina e mette a rischio le vite di coloro che hanno deciso di avventurarsi in una simile impresa. Che succederebbe se estendessero questa legge a tutta l’America Latina? Perché, se il governo cubano è una “dittatura”, non lo sono invece quello messicano, guatemalteco, salvadoregno honduregno (che lo sono davvero)? Perché gli Stati Uniti non creano una legge di “Ajuste” centroamericano o messicano? Perché, se accoglie i cubani e offre loro immediatamente la documentazione necessaria per la residenza legale nel paese, al contrario, deportano immediatamente il resto dei latinoamericani? I centroamericani e i messicani dovrebbero essere trattati come rifugiati e gli dovrebbe essere offerta un’attenzione immediata. E’ un’ emigrazione forzata, è il risultato della politica estera degli Stati Uniti della regione.

Allora, parliamo di crisi di migranti in maniera appropriata; ecco i centroamericani e i messicani: popoli che vivono fra genocidi latenti eseguiti dallo stesso governo e per ordine degli Stati Uniti. Certo, in una maniera mascherata che hanno chiamato violenza comune, invece si tratta di una violenza paramilitare, istituzionalizzata. Questa migrazione forzata è la conseguenza –anche se per molti è difficile da credere- dell’Operazione Condor con cui gli Stati Uniti hanno fatto pulizia in America Latina nei decenni scorsi e dalla quale non riesce a riprendersi. Questa migrazione forzata continua ad essere il risultato di sistemi classisti, patriarcali, razzisti ed escludenti. Di un manto di impunità e di corruzione che mantiene in ginocchio tutta la regione. Di un traffico di influenze che permettono appropriazioni indebite massicce che finiscono su conti esteri. E’ il risultato della miseria perenne di un popolo che muore lentamente nella necessità di una vita integrale che permetta di svilupparsi e di vivere dignitosamente. E’ questo ciò che quei governi negano alla propria gente obbligandola a emigrare. Loro hanno instaurato una crisi permanente. Dalle viscere di questi governi vengono fuori le bande criminali che trafficano con gli emigranti. Questi governi hanno trovato il loro bottino nell’emigrazione forzata. Si tratta di una linea criminale in cui sono coinvolti i governi dei paesi d’origine, di passaggio e di arrivo. In poche parole: Honduras, Guatemala, El Salvador, Messico e Stati Uniti. Stiamo parlando di crisi reali, parliamo delle cose come sono.

Stiamo parlando del genocidio che vivono i migranti centroamericani in Messico. Stiamo parlando della tratta di persone con la finalità dello sfruttamento lavorativo e sessuale. Parliamo di traffico di organi. Parliamo delle fosse clandestine. Parliamo della violenza sessuale su bambini, bambine, adolescenti e donne da parte delle autorità migratorie centroamericane, messicane e statunitensi. Queste popolazioni, sono obbligate a lasciare il proprio paese d’origine per salvarsi la vita (dalla violenza governativa), per cercare un lavoro che li tolga dalla miseria verso la quale sono spinti dal sistema del loro paese. Questa sì che è crisi e dovrebbe attirare l’attenzione del mondo intero. Questa dovrebbe essere una denuncia internazionale, invece, perché i mass media non ne parlano? Perché ci parlano solo della crisi dei migranti cubani? Non ho dubbi che si tratti dell’agenda mediatica contro Cuba, che ora per una ragione, ora per un’altra, è sempre pronta a screditare quel governo.

Abbiamo visto i presidenti del triangolo nord del Centroamerica e del Messico chiedere a denti stretti una Riforma Migratoria in beneficio dei cittadini, perché rifiutano di aprire le porte ai cittadini cubani? Non è questa una doppia morale? Oppure obbediscono agli ordini degli Stati Uniti per non farlo? Con che faccia parlano se nei loro paesi le leggi migratorie sono peggiori di quelle degli Stati Uniti? Fino ad ora, l’unico che ha dimostrato umiltà e umanità è stato il Presidente del Costarica, gli altri molto ben allineati, sull’attenti e agli ordini del governo statunitense. O magari avrà qualcosa a che vedere il rimborso di 750 milioni di dollari degli Stati Uniti a Guatemala, Salvador e Honduras e i cento milioni per il Messico? Bisogna ricordare l’esistenza e la necessità della continuità del Plan Frontera Sur, instaurato in Messico nel 2014 e il Maya-Chorti per Guatemala e Honduras del 2015. Indovinate perché?

Se esiste una crisi di migranti cubani verso gli Stati Uniti, l’unico responsabile è proprio quel paese che ha incentivato l’emigrazione clandestina, calcoliamo quante vite è costata la Legge di “Ajuste cubano”. Quali media lo denunciano? Quali mezzi di comunicazione lo problematizzano? Quante vite si è presa l’emigrazione clandestina di centroamericani e messicani verso gli Stati Uniti? Un genocidio che ci dovrebbe far vergognare di soffocarlo nel silenzio e nell’apatia. Ma quando la smetteremo di essere marionette della polarizzazione con cui i media cercano di rimbambirci e faremo finalmente funzionare questo bel cervello del quale siamo tanto orgogliosi?

 

*Ilka Olica Corado è una blogger free-lance. Scrive dagli Stati Uniti dove è arrivata da qualche anno dal Guatemala, paese dove è nata, dove è stata venditrice al mercato e insegnante di ginnastica. Ha attraversato tutta la via crucis che porta dal Centroamerica agli Stati Uniti dove vive adesso da clandestina lavorando come donna delle pulizie. La sua scrittura è immediata, passionale e temeraria, sicché dice anche cose che altri, per prudenza, non dicono. Qui affronta un argomento di cui ha una drammatica esperienza personale: l’emigrazione verso gli Stati Uniti.

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