Cuba per il Venezuela

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Come è noto Cuba è stata estromessa dall’Organizzazione degli Stati Americani nel lontano 1962. I cubani hanno ribattezzato questa Organizzazione con l’ironico e suggestivo nome di Ministero delle Colonie degli Stati Uniti, esprimendo così il proprio –realistico- pensiero al riguardo. Il nuovo Segretario Generale, l’uruguayano Almagro, ha preso un’iniziativa molto azzardata: proporre all’Assemblea un pesante intervento sulle questioni interne del Venezuela. Da tempo sotto assedio, con minoranza in Parlamento, il Presidente Maduro ha dimostrato una costante propensione al dialogo, pur nelle difficilissime situazioni in cui versa il paese per cause obbiettive, per i pesanti tentativi di destabilizzazione, per la caduta del prezzo del petrolio, per l’assedio a cui è sottoposto dai mezzi di comunicazione main stream e sicuramente da errori inevitabili per chi naviga in acque così agitate.

Il giorno prima che si discutesse il documento di Almagro, gli intellettuali e i lavoratori della prestigiosa Casa de las Américas hanno voluto rendere pubblica la loro solidarietà al Venezuela bolivariano e a Maduro; oggi, quando il dibattito all’OEA ha sostanzialmente respinto la manovra di Almagro, il Ministro degli Esteri di Cuba ha diffuso un comunicato duro rispetto all’iniziativa del Segretario Generale e di tutta l’Organizzazione che viene definita irriformabile.

 

Dichiarazione della Casa de las Américas

La Casa de las Américas, che è stata fondata nel 1959, meno di quattro mesi dopo la vittoria della Rivoluzione Cubana e che da allora si è impegnata a contribuire all’avvicinamento culturale dei paesi della nostra America in uno spirito ampio e fraterno, vede con preoccupazione l’avanzata delle destre nel nostro continente.

Soprattutto a partire dall’elezione a presidente del Venezuela dello straordinario compagno Hugo Rafael Chávez Frías, che si è assunto con coraggio e lucidità l’eredità bolivariana, non pochi dei nostri paesi, ciascuno con proprie caratteristiche, hanno intrapreso processi creativi. Il secolo XXI ha visto con speranza l’apparire di governi progressisti e la creazione di entità sovranazionali che perseguono l’unità dell’America Latina e del Caribe. Naturalmente, né l’impero e i suoi amanuensi né le oligarchie locali stanno accettando senza combattere queste realtà. Tutto ciò si è tradotto in azioni come i cosiddetti colpi blandi che hanno deposto i presidenti di Honduras e Paraguay, e poco tempo fa, da parte di un parlamento corrotto, la presidentessa del Brasile. E anche con altri atteggiamenti ostili. L’esempio più clamoroso lo abbiamo nella fraterna Repubblica Bolivariana del Venezuela, contro la quale cospirano brutalmente la destra locale e le forze reazionarie del pianeta. I cosiddetti mezzi di comunicazione, dentro e fuori, non la finiscono di calunniare il presidente legalmente eletto del paese mentre si mantiene la penuria di merci provocata, tutte cose che ci fanno ricordare il generoso e coraggioso governo del compagno Salvador Allende in Cile. Perfino il segretario della discussa Organizzazione degli Stati Americani, il ministero delle colonie yankee, si è aggiunto agli assediatori.

L’America Latina e il Caribe non possono vedere con indifferenza l’ impianto (o il reimpianto, come in Argentina) del criminale neoliberismo che continua a fare tanti danni in tutto il pianeta.

Con l’autorità che ci deriva dall’aver prestato per più di mezzo secolo, e di continuare a prestare, servizi al meglio della nostra America, denunciamo le torve misure ostili dell’impero e dei suoi vassalli.

L’Avana, 31 marzo 2016

 

 

Dichiarazione del Ministero degli Esteri di Cuba

 

La fraterna Repubblica Bolivariana del Venezuela ha combattuto una dura e vittoriosa battaglia diplomatica nella Seduta Straordinaria del Consiglio Permanente dell’Organizzazione degli Stati Americani, di mercoledì 1 giugno, contro il piano di ingerenza dell’imperialismo e delle oligarchia.

Ha fatto anche valere il principio del non intervento negli affari interni degli Stati e il loro diritto di scegliere, senza ingerenze esterne, il proprio sistema politico, economico e sociale, contenuto nel Proclama dell’America Latina e del Caribe come Zona di Pace, firmato dai Capi di Stato e di Governo durante il Vertice della Comunità di Stati Latinoamericani e caraibici, tenutosi all’Avana a gennaio del 2014.

Sorprende la maniera isterica, rozza e per niente etica con cui il Segretario Generale dell’ Organizzazione degli Stati Americani cerca di servire ad oltranza oscuri interessi.

Il signor Almagro ha cercato adesso di applicare la Carta Democratica Latinoamericana, in particolare l’art. 20, diretto nelle intenzioni ad arginare le rotture o le alterazioni gravi dell’ordine costituzionale, Carta che non è stata invocata quando ci fu il golpe militare contro il presidente Hugo Chávez Frías e neanche per condannare i colpi di stato né i tentativi golpisti che negli ultimi quindici anni hanno sconvolto la regione, tranne un unico caso nel 2009 in cui gli Stati Uniti e alcune forze di destra hanno esercitato una forte resistenza.

Senza un mandato degli Stati Membri, attribuendosi prerogative che non possiede, con l’aiuto di elementi dell’opposizione golpista venezuelana e di altri personaggi reazionari di dubbia reputazione, ha scritto un calunnioso e interventista rapporto che, ha reso pubblico in violazione dei procedimenti.

Sembrava tutto predisposto per una passeggiata trionfale, ma il Segretario Generale, i burocrati dell’Organizzazione degli Stati Americani e i suoi truculenti mentori hanno dimenticato che non viviamo nel 1962, quando con vergognose complicità è stata giudicata e condannata la Cuba socialista.

Hanno fatto la differenza il tono del dibattito, le forti denunce del ruolo indecente del Segretario Generale, le fermi posizioni dei paesi fraterni dell’ALBA-TCP, i sereni argomenti di chi ha scelto il dialogo, il rispetto fra e nazioni e la pace come norma della sua diplomazia, e la misurata ma chiara resistenza caraibica all’invito traditore contro il Venezuela.

Il Ministero delle Relazioni Estere considera che quanto è accaduto adesso a Washington è una nuova prova del fatto che la Nostra America è cambiata, anche se l’Organizzazione degli Stati Americani continua ad essere uno strumento irriformabile di dominazione degli Stati Uniti sui popoli latinoamericani e caraibici, e ricorda quanto affermato dal Presidente Raúl Castro Ruz nel dicembre del 2008, ribadito nel recente VII Congresso del Partito Comunista di Cuba, quando, parafrasando José Martí ha detto che “prima che Cuba ritorni nella Organizzazione degli Stati Americani si dovranno unire il mar del Nord e il mar del Sud e dovrà nascere un serpente dall’uovo di un’aquila”.

Ribadiamo ancora una volta il pieno appoggio del popolo e del Governo Rivoluzionario cubani e la nostra assoluta fede nel trionfo della giusta causa, alla Rivoluzione bolivariana e chavista, solidale e generosa, al Presidente Nicolás Maduro Moros, all’unione civico-militare e la suo popolo coraggioso.

L’Avana, 3 giugno 2016

 

 

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